domenica 11 luglio 2010

Furyon - Underdog Ep


Ieri ho preso, com ogni mese, Classic Rock, massima rivista di musica Hard Rock/Heavy Metal/ Blues a livello mondiale, direttamente dall'Inghilterra. Generalmente, è abitudine della rivista, inserire un disco promozionale all'interno della rivista, che contiene nomi vecchi e nuovi, dagli UFO alle Heart, dai Voodoo Johnson agl Heaven's Basement, oltre a Saxon, Fairport Convention, Foghat, Alice Cooper e mille altri.

Ma nel numero di questo mese, oltre al solito disco, (un album del front man dei Def Leppard fatto di cover, principalmente di pezzi Glam Rock di Ian Hunter e dei Mott The Hoople) ho trovato un piccolo disco composto da tre pezzi, una specie di dischetto promozionale con un anteprima del disco di debutto di una nuova giovane band inglese, heavy metal a-go-go, direttamente da Brighton, i Furyon.

Il dischetto, promo del debuttante "Gravitas", parte con Disappear Again, un pezzo di pesante hard'n Heavy, a mio avviso, una specie di coctail che si può ottenere mischiando i Black Ston Cherry con la Black Label Society.

Una sezione ritmica emozionante ed energica, insieme ad una serie di assoli melodici, tecnici ma non fini a se stessi, che trasmettono grande passione, opera dei chitarristi Chris Green e Pat "The Shred" Heat, insieme al cantante Matt Mitchell, ci danno una prova di quel che sarà la musica in questo 2010.

La seconda, Don't Follow ci ripropone una scarica di alto voltaggio di energia rock, con marcate influenze grunge, da "Alice in Chains + Iron Maiden".

La terza traccia, molto piu melodica, si apre con un esaltante intro di chitarra, Wasted On You, con sonorità piu moderne, tendenti ad un progressive metallizzato, dove viene ancor piu marcata la grande potenza del cantante, con un voce melodica ed elettrizzante.

Nel caso voleste approfondire su questo gruppo emergente, ecco il loro Myspace www.myspace.com/furyon.

Tenete d'occhio, si tratta di un gruppo da cui possiamo aspettarci molto, ne sentiremo parlare in futuro.

sabato 10 luglio 2010

Mudpie - Mudpie


Autoprodotto da un gruppo che già ha cessato di cavalcare le praterie rock'n roll, il primo, unico, omonimo disco dei Mudpie è un blues rock che sfiora piu l'hard rock in piu punti, con una buona dose di ispirazioni da Black Crowes e dagli ZZ Top, con decisi riff di hard blues, una voce sofferente, un alone di mistero intorno al gruppo, avendo lasciato solo questa produzione, senza pubblicizzarsi troppo, e rimanendo perciò nell'oblio per i più.

In questo disco troviamo pezzi come Bi Roads, Raynell, Say What you Mean, e Swing Door, purissimi e durissi pezzi di grezzo hard rock farciti da un blues che lascia spazio a influeze sudiste ed accompagnate, in alcuni pezzi, da un organo che ci procura un atmosfera da autostrada deserta nel cuore dell'america, con una chitarra, guidata da John Grell, ex Winterkat, con assoli lunghi e pesanti, che legano riff taglienti come rasoi, trasudando di influenze Hendrixiane, come in Texas Home e Say What You Mean, ma senza tralasciare il settore acustico, Out Of My Hands ne è la prova, dove domina un duetto tra gli arpeggi di chitarra e la voce sofferente di Keith Wayne.

Non mancano venature piu Southern, la splendida Heaven, ad esempio, che ricorda un po la Four Walls of Raiford dei Lynyrd Skynyrd, e nemmeno le aspettative per i piu tendenti all'hard rock tirato, come Rain Or Shine, un pezzo da ascoltare in sella ad una moto in puro stile Easy Rider, senza mai perdere del tutto l'anima blues, regalata anche da pezzi d'armonica, strizzando l'occhio al southern blues.

Il disco si chiude con On Myself, dove ancora una volta, Grell ci mostra ciò che è in grado di fare con la sei corde, con un ritmo funkeggiante, e dove anche batterista e bassista riescono ad esprimersi come meritano.

Si tratta insomma, di un ottio disco di chi vuole provare l'hard rock post '70, difficile da trovare, ma nel caso, non manchranno le soddisfazione nell'ascoltarlo.

domenica 27 giugno 2010

Camel - Breathless


"We're not a cigarette company!"
Andy Latimer



Tra i maggiori gruppi Progressive della storia, tra i meno osservati a livello di critica e pubblico, i Camel vedono la nascita nel 1971, ed ebbero il loro debutto live come spalla ai Wishbone Ash.

il gruppo regalò al panorama progressive alcuni dei suoi dischi piu significativi, come Mirage del 1974 e The Snow Goose del 1976.

Breatless non è invece uno i quei dischi entrati nella storia, ma che risulta comunque una composizione piacevole e di valore nel rappresentare lo stile dei Camel, oltre ad essere l'ultimo disco col tastierista originale Peter Bardens.

La prima traccia è l'omonima Brethless, che si presenta come una tranquilla canzone pacata e piacevole, con qualche eco dei Velvet Underground, in cui le voci dei cori di Andy, Peter e Doug si uniscono con le sinfonie delle tastiere e del flauto, nonostante le tendenze decisamente orientate verso il pop.
La seconda, Echoes, rappresenta un aumento della velocità e della melodia, dominata da una delicata sinfonia di chitarra di Latimer, scandita dalla batteria di Andy Ward, componendo cosi la parte iniziale del pezzo, un intermezzo in cui gli assoli di tastiera prendono vita e una piu decisa conclusione cnsacra un ottimo pezzo di progressive senza eccessive esigenze

Wing And A Prayer invece, porta gi echi delle sinfonie rock soft egli ani sessanta, con un tocco di innocenza abbinato a quello stile nuovo dei Camel, ma manca di ricercatezza di suoni, a comuqnue con un eccellente esecuzione, con un arpeggio delicato ed rmonioso.

I suoni si fanno piu pesanti in Down on the Farm, ma non esalta sufficientemente, rimadendo così un pezzo tendente alla mediocrità, seppur senza sciupre il resto del disco.

Starlight Ride invece, presenta atmosfere piu ambientali, con qualche venatura barocca, un pezzo che presenta delle idee buone e molto valide, ma che non viene svilupato come forse meriterebbe, mantenendo però una struttura ed un andamento pregievole, passando per una gradevole Summer Lightning, corale e ritmata, manca però di quelle ricercatezze di suoni che hanno fattoil progressive.

You Make Me Smile dò un tocco di '70 al disco, con qualche influenza funkieggiante, rimanendo però ben ancorati alle tradizioni di soft rock, lontani dalle demoniache influenze disco, ma è con The Sleeper che troviamo finalmente quel clima di follia rock degno di nome, una piccola suite di 7 minuti interamente acustica, affidata ad una specie di jam session per il progressive, con lunghi ed intrecciati assoli di tastiere ai limiti dello space, che si incontra in maniera piu accattivante in Rainbow's End, altro pilone portanteper il buon nome art rock del disco, che domina una melodia visionaria e sognatrice, lasciando un senso di smarrimento, quasi come dopo aver percorso l'arcobaleno dell'universo ed essersi svegliato all'improvviso, ai primi raggi del sole nascente.



venerdì 14 maggio 2010

Mountain

Sarebbe troppo facile chiedere a quanti di voi è capitato di ascoltare almeno una volta Mississippi Queen. Facile e scontato, se nemmeno sapete cos'è, vuol dire che l'avete ascoltata e non la ricordate, quel primo bagliore di Hard Rock estremizzato, che tanto influenzerà i primi gruppi havy metal alla fine degli anni settanta. Ebbene, questo è il gruppo di Mississippi Queen (e non solo grazie a Dio).

Poco conosciuti ai piu per motivi ignoti, i Mountain restano uno degli esempi piu riusciti di Hard Blues, senza però rappresentare uno di quei gruppi con uno schema fisso per le proprie canzoni e nulla piu.

Il gruppo nacque a Long Island, NY, nel 1969, dal frontman Leslie West, chitarra solista, ritmiche e voce del gruppo, quindi, l'anima essenziale del gruppo, che con una chitarra ben distorta, abbondando di bending e con una voce profonda e piena, da vero Bluesman del sud (nonostante col sud c'entrasse molto poco), il gruppo si completò con Felix Pappalardi al basso e con il batterista N.D. Smart, assicurandosi cosi anche una potente sezione ritmica, resa piu varia dalla conoscenza di Steve Knight, polistrumentalista, a cui si devono le sezioni d'organo e di mellotron.

L'inizio del gruppo non è decisamente male, effettuando la loro quarta apparizione in pubblico con il festival di Woodstock (di cui ho già parlato in questo sito), garantendosi cosi un buon ascendente sul pubblico, presentandosi fin dall'inizio come un gruppo di puro rock blues, presentando un introduzione di quello che sarà il loro primo disco, con la canzone Theme For An Imaginary Western, lento e passionale pezzo di fine 60, rivelando tutto il talento del chitarrista (la cui stazza ispirò il nome Mountain).


Da li a poco uscì il debutto, Climbing!, del marzo 1970, forse il miglior disco del gruppo, in cui sono rappresentati i pezzi piu famosi, come le due canzoni fin ora nominate, Never in My Life e il pezzo celebrativo per Woodstock, For Yasgur's Farm, che contine un delicato arpeggio elettrico, dove è possibile apprezzare sia il basso pesante e ipnotico di Knight, sia lo stile melodico e pieno d'emozioni di Leslie.

Il disco è un piccolo successo, grazie sopratutto al pezzo-simbolo del gruppo, Mississippi Queen.

L'album che gli succederà, Nantucket Sleighride, rappresenterà un innovazione delle somnorità dei Mountain, dove le tastiere si faranno piu presenti, creando la sonorità che diverrà il loro marchio di fabbrica, senza però alleggerirsi nel complesso, presentando inoltre pezzi strumentali con sonorità piu ricercate, come Taunta.

Il pezzo di maggior risalto è forse la title track, senza però dimenticarsi di Travellin' in the dark, altra interessante fusione di rock blue, resa piu melodica dall'accoppiata degli assoli di chitarra con le tastiere, con sound psichedelici ma che comunque si rifanno all' idea di base del gruppo, ovvero un pesante rock blues.


Il terzo album dei Mountain , Flowers of Evil, consiste, come era piuttosto solito in quel momento, in un disco con due lati, uno con del nuovo materiale in studio, in cui spiccano King's Chorale, strumentale quasi progressive, e Crossroader, un pezzo di granitico hard rock farcito di assoli blues, che ricorda per sonorità i Deep Purple, ed un secondo disco live, che rievoca i pezzi di maggior successo dei primi dischi, registrati al Fillmore East di New York.



Purtroppo non tirava buon'aria all'interno del gruppo, e l'anno successivo, i Mountain cessano di esistere, pubblicando un album live dove erano contenuti ulteriori pezzi inediti di grande importanza e successo, come la stupenda Long Red.

Nel 1974 il gruppo si riformò, dopo due anni di assenza, ma nel 1983, Felix Pappalardi venne ucciso dalla moglie, ed il gruppo subì un durissimo colpo.

I Mountain tuttavia, continuarono ad esibirsi insieme, girando sempre intorno alla popolarità ed al carisma di Leslie West, nonostante non ci fu piu niente da fare per recuperare quel successo e quella grandezza compositiva che li aveva contraddistinti in precedenza.

A tutt'ora i Mountain restano uno dei gruppi migliori e piu significativi, di quel movimento di Hard Rock e Blues a cui la musica successiva dovrà molto, e Mississippi Queen resta uno dei pezzi hard rock piu famosi e conosciuti di sempre.

sabato 10 aprile 2010

Aerosmith - Rocks



Ben prima che le ragazzine 12enni e gli idioti di mezzo mondo girassero per le strade con "i Don't Want to Miss A Thing" nell'Ipod vantandosi con orgoglio di "ascoltare il Rock!", c'era un gruppo d'oltreoceano, con una carica esplosiva di energia e passione, una musica pesante e sofferente, grintosa e folle, qualcosa di unico, che ancora oggi rimane un innovazione, una gemma ed una colonna portante del panorama mondiale. Questo gruppo vantava (e vanta tutt'ora) Steven Tyler alla voce, Joe Perry alla 6 corde solista, Tom Hamilton al basso, Brad Whitford alla ritmica e Joey Kramer alla Batteria. Questi, erano, sono, e resteranno, gli Aerosmith.

Decrivere Rocks non è facile. Il quarto disco del gruppo di Boston è uno di quei pezzi che non può mancare a nessuno, da mettere insieme a Led Zeppelin, Dark Side of The Moon, Who's Next, Highway to Hell e pochi altri.

L'inizio è sconcertante....Back in the Saddle, di nuovo in sella.

Una batteria possente unita a ritmi hard in puro stile Joe Perry, e lui, uno dei migliori cantanti di tutti i tempi, Steven Tyler, che urla i suoi testi carichi di grinta, spirito hard rock, ed imbottiti del suo argomento preferito: il sesso.

Il finale della canzane è un cocktail da dopo sbornia con cocaina dove assoli, urla e ritmiche si incrociano decise a darsi guerra.

Il secondo pezzo arriva piu blueseggiante, con un ritmo quasi funk, Last Child, altra grandissima hit mondiale del gruppo.

Un geniale assolo duetta con il folle vociare di Steven, che danno vita ad atmosfere intramontabili, cariche d'emozione e di passione, come un ultimo urlo lanciato da un anima destinata all'inferno, che si perde nella notte, carica di risentimento e di rabbia



Mama take me home sweet home

i was a last child
just a punk in the street


Si arriva a Rats in the Cellar, un classico pezzo stile Aerosmith, altra splendida esperienza di duetto chitarra/voce tra i Toxic Twins, incredibile pensare che due amiconi come questi si troveranno piu e piu volte al centro di tremende discussioni riguardando il futuro del gruppo (basti pensare alla piu recente di pochissimi mesi fa, novembre/dicembre, in cui Tyler insisteva di essere ancora membro del gruppo, mentre il resto della band negava con vigore)

Insomma, Rats in the Cellar è il classico pezzo incazzato degli Aerosmith, con tutti quegli elementi che ritroveremo nel 1987 in un certo disco chiamato Appetite for Destruction, debutto di un gruppetto di Los Angeles allora poco noto....

Combination è, e rimarrà probabilmente uno dei pezzi piu sottovalutati della storia degli Aerosmith. Se questo dipenda dall'essere inserito in un disco cosi pieno di successi come Rocks o no, non saprei dirlo. Stà di fatto che siamo di fronte ad una di quelle prove che testimoniano la potenza vocale di Tyler come poche altre prima, e dopo.



Degno di nota anche un ulteriore assolo appassionante, ma sono sopratutto le ritmiche, martellanti e taglienti come una motosega, in puro hard seventies.

Sick as a Dog sembra invece un prototipo di quelle power ballad che prenderanno il repertorio Aerosmith a partire dal 1992, nulla da dire in contrario per carità, grande prova vocale.

Ma se permettere, nulla rispetto a ciò che arriva subito dopo.

Nobodys' Fault (-But Mine- per i piu Zeppeliniani)


Lord i must be dreamin'

what else could this be

everybody's screamin'

runnin' for the sea



folle, passionale, carico come una centrale elettrica ad alto voltaggio, Tyler devasta tutto ciò che lo circonda con questo pezzo, un autentico capolavoro di riff azzeccati, ritmi a cadenza perfetti, con un testo apocalittico degno da nuovo testamento, in cui gli Aeorosmith annunciano l'inferno, con conseguente pentimento del mondo, dove nessuno ha colpe, peccato che "Now we're just a little too late!"

Si arriva ad un pezzo che riprende parte delle sonorità Rock & Roll classiche, con qualche spruzzata di boggie funkeggiante di Perry, Get The Lead Out ottima prova da aggiungere al disco, tanto per renderlo piu completo come elaborazione artistica, senza perdere di vista i suoni spaziali e sovraincisi che vanno a scontrarsi e a danzare come non sembrava possibile succedesse, con la buona dose di armonici

Troviamo poi un pezzo un po piu stanco degli altri, Lick And A Promise, veloce pezzo che unisce sonorità classiche di hard '70, dando anche qualche idea su quello che dovrà arrivare nel giro di qualche anno sul panorama mondiale.
L'ultimo pezzo si apre come un blues, prima idea di triste ballata dal sapore amaro, ma che mai sfiora tracce di depressione, con quella passione piena di sogni infranti.

Un capolavoro per chiudere un capolavoro.

Home Tonight

So baby, don't let go

Hold on real tight
'cause i'll be Home tonight

Tonight

lunedì 15 marzo 2010

Led Zeppelin - Houses of The Holy



Ultrasottovalutato disco, a mio parere, tra i migliori in assoluto (ma quale non lo è ....) della carriera dei Led Zeppelin, questo disco presenta una letale miscela di generi, sperimentazioni e suoni tipici della band inglese piu potende del mondo.


Hard Rock, Reggae, Musica che sembra uscita da una ballata celitca stile Braveheart, Funk, Musica di ispirazione indiana, Progressive oscuro, quasi un accenno ad un Doom psichedelico....insomma, in Houses of The Holy ce nè per tutti (cos'abbiano avuto quelli di rolling stones da rompere i coglioni nel '73 lo sanno solo loro....)


Il disco nasce dopo un periodo di attesa sempre piu in via di fermentazione, dopo aver lanciato a mitraglia i primi tre capitoli della loro carriera, a partire da quel '69 che li ha visti protagonisti di Led Zeppelin I e II, dopo l'epico successo di LZ IV, la band intraprese una serie di tour, prendendosi un periodo di pausa dagli studi di registrazione per quasi 2 anni.

Ormai il pubblico si è fatto un idea di quello che è il sound dei Led Zepp, ed è desideroso di sperimentare altro, cosi come la band stessa. Ma all'epoca, nessuno si aspettava un disco simile.
I Led Zeppelin erano ormai piu di un semplice gruppo, erano una vera e propria istituzione giovanile, portandosi dietro la propria magia e orde di fans assetati di vedere il biondo cantante dai boccoli cadenti duettare col ricciolo corvino chitarrista dalla chitarra siamese.

Houese of The Holy rappresentò una svolta, un punto di rottura verso tutto ciò che era stat
Il gruppo voleva di piu.

Si apre alla grande col ritmo incalzante di The Song Remains the Same, capolavoro, esplosivo mix di chitarre arpeggiate e di assoli portati alla massima velocità, con un Robert Plant in grado di sfoderare tutto il suo sex appeal e il suo carisma attraverso un microfono di registrazione.

Riascoltatevi questo pezzo nel DVD omonimo se non vi è piaciuto al primo ascolto, si tratta semplicemente di Led Zepp! alla massima potenza.
Il tutto cala improvvisamente in una placida e romantica ballata acustica, th Rain Song, altro pezzo fondamentale ma sottovalutato.


Quango George Harrison chiese il perchè dell'assenza di canzoni romantiche dal repertorio di Page e soci, gli Zeppelin tirarono fuori questo affascinante mix di folk e sintetizzatori, con ritmi cadenti a piu riprese, condizionati da un Bonham ispirato, che duetta magnificamente con le chitarre arpeggiate di Page.


Concedetemi l'espressione, ma credo che ci sia qualcosa di fatato in questo pezzo, qualcosa di celtico e affascinante. Contemplativo e brillante.

Ancora folk, almeno per la prima parte, di Over The Hills and Far Away, nato dalle sedute di Bron -Yr - Aur, il disco sembra strappato in effetti, dal lato B di Led Zeppelin III. Motivo in piu per correre ad ascoltarlo, con un Page che si diverte a mischiare Acustico con Elettrico pesante, con assoli simil Blues particolarmente interessanti.

Da The Crunge arriva un Funky stile James Brown, brillante e squillante, un autentica rivisitazione del Funk in opera Zeppeliniana, grande prova vocale per Plant.

Interessantissimo è il pezzo che segue, Dancing Days, ispirazione indiana particolarmente marcata, la chitarra di page si sbizzarisce amalgamandosi con la voce sensuale e profonda di Plant, in una perfetta armonia melodica, estremamente coinvolgente ed eccitante. Quasi un ricordo lontano di When The Levee Breaks da LZ IV.

Bob Marley aveva iniziato la sua corsa alle classifiche americane quando Page ripropose una suq visione del Reggae, in questo bel pezzo, dal nome D'yer Mak'er (ma dalla pronuncia Jamaica, non chiedetemi come e perchè.... provateci e basta) un pezzo particolarmente accattivamente, sia per le grandi doti sperimentali di Page, sia che per l'eccellente qualità della sezione ritmica (qualche idiota contestava Bonzo, insinuando che non potesse reggere il tempo Reggae)
Ma ecco che dalle allegre atmosfere caraibiche di D'yer Mak'er, si arriva al cupo progressive di No Quarter, malefica sinfonia creata dai sintetizzatori di John Paul Jones, uniti dai delicati tocchi di tastiere ben dosati, da una voce soffocata e amareggiata di Plant, con la chitarra di Pgae che va e viene, come un demone inestinguibile, questo pezzo rimarrà uno dei piu amati, fin dalla pubblicazione del disco

Ultimo pezzo è il simpatico The Ocean, dedicato all'oceanica massa di fan che gli Zeppelin erano soliti portarsi di città in città

sabato 27 febbraio 2010

U2 - The Joshua Tree

Pubblicato il 9 marzo del 1987, il quinto album degli U2 è probabilmente il loro maggior successo, ed il loro miglior disco in assoluto.

Ispirato fortemente dalle location geografiche sterminate degli Stati Uniti, questo disco è pieno di atmosfera e di caratteri sperimentali, dove vengono rivisitate le radici della musica Made in US, come il Blues, il Country e il Gospel, attravarso ispirazioni completamente rivisitate, il gruppo irlandese si fa strada tra testi poetici, contemplativi e carichi di passioni, a vedute piu critiche e politicamente impegnate.

Due esempi contrapposti per osservare la struttura del disco, sono "Bullet the blue Sky" e "in God's Country".

La prima, aperta da un affascinante feedback creata da The Edge, che dà il via insieme a Bono alla canzone, è una denuncia aperta all'amministrazione americana reaganiana, che puntava al rifornire di armi e di mezzi gruppi ribelli e paramilitari sudamericani, con l'obbiettivo di destabilizzare la già precaria situazione in cui vivevano gran parte di quei paesi.

In God's Country invece, si apre con una chitarra acustica martellante, ha come testo una visione celebrativa dei grandi spazi della campagna americana, visti con occhi meravigliati da tanta bellezza, enfatizzando quindi, l'immagine degli Stati Uniti, anche se dal punto di vista geografico, piu che sociale.

Where the streets have no name invece, arriva con un introduzione fatta di organi e atmosfere, sfociando in una cavalcata di chitarra acustica, e, insieme a With or without you, malinconica ballata, che ha per argomento una storia d'amore finita male, ma anche il rapporto con la religione, sono le due canzoni piu famose del gruppo. In entrambe sono presenti elementi di sperimentazione musicale, volta a creare effetti d'atmosfera, incuranti di basarsi su tecniche preesistenti, cercando un proprio spazio su cui lasciare il nome "U2". Missione compiuta direi.

Runnin' to Stand Still, brano di denuncia sociale sull'eroina, ripercorre tratti folk e country, con ispirazioni Delta Blues, è quasi un duetto tra Bono ed un delicato pianoforte, unito a ritmi sommessi e ad arpeggi accennati.

I suoni folk si fanno piu presenti in Trip Through your Wires, visionaria ballata in puro stile U2, dominata dalla voce eccitante di Bono, arrivando a One Tree Hill e Red Hill Mining Town, due brani sono in linea con lo spirito sperimentale/folk del disco, mentre Exit ottiene un basso costante e martellante, interrotto da ritmi piu veloci da chitarra e batteria, descrive gli ultimi momenti di un uomo in procinto di commettere un atto terribile, probabilmente un omicidio, rappresente una corsa verso la follia interiore, tirando ed allentando la tensione grazie al ritmo ora cupo e cadente, ora rapido ed inquietante.

La conclusione di questo capolavoro, arriva con Mothers of Disappeared, dedicate alle madri che denunciarono la scomparsa dei loro cari in Sud America.

Il brano si presenta come una specie di Blues Alternativo, con una melodia che aspira all'ascesa al paradiso, dove Bono e The Edge giocano le proprie carte, renendosi sofferenti e carichi di emozioni, facendo provare a chi lo ascolta un brivido unico.

Un tassello della perfezione interiore su Cd.

giovedì 25 febbraio 2010

The Doors - The Doors



4 gennaio 1967. Jim Morriaon, Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore. Questa è la formazione che diede alla luce uno dei piu grandi capolavori di rock/Blues psichedelico della storia.
Considerato il capolavoro assoluto della band, il disco esprime al meglio la forte originalità del gruppo, e delle impressionanti innovazioni dei singoli musicisti. Con il piu carismatico, poetico e maledetto cantante di tutta la scena musicale degli anni '60, Jim Morrison, a tenere le redini del gruppo, con testi sempre modificati e con chiare ispirazioni di letteratura classica nei brani, a partire dal nome stesso del gruppo, citazione di William Blake .

Tastiere sospiranti e delicate, con una batteria tentennante ed una chitarra arpeggiata, acida, profonda e maniacale, il gruppo definì i connotati di ciò che erano i Doors. La chiave per le porte della percezione.

Il disco si apre con il successo Break on Through, intramontabile evergreen del gruppo, proseguendo con Soul Kitchen e con l'incredibile Crystal Ship, vera gemma delicata, dominata dalle tastiere sapientemene orchestrate, duettate con la voce di Jim.

Si arriva a Twentieth Century Fox, squillante pezzo molto piu allegro dei precedenti, dove domina la batteria martellante, arrivando alla piu acida Alabama Song, sussurante organo e con la voce melodica di Morrison, sembra la colonna sonora di qualche perverso sogno poetico e sognatore, arriviamo a Light My Fire, altro grandissimo successo, che si lascia andare in duetti psichedelici tra Ray e Robbie, in un pezzo che sfiora il Progressive.

Arriviamo a Back Door Man, cover di un classico del blues di Howlin' Wolf, quindi è la volta di I Looked at You, nuovo grande successo vocale per Jim, cupo e affascinante, con la sua voce eccitante, trova una perfetta fusione con gli arpeggi di Robbie Krieger, una solida base ritmica, risultato della fusione di organi balbettanti e batteria costante.

End of The Night sembra invece un apocalitto ricordo di qualche serata a base di anfetamine e Whiskey, effetti Phaser a non finire, con assoli arpeggiati, incupita dall'organo costante.


Si passa quindi per Take it As it Comes, pezzo dominato dal basso di Ray Manzarek, ma è l'ultima canzone che spalanca completamente i portoni della mente.

Epica, intramontabile, maestosa, affascinante, maniacale, ipnotica, cupa....in una parola sola, esagerata.

The End, undici minuti di arpeggi, piatti sussultanti e organi profani, è dominata dalla voce, mai cosi profonda, mai cosi divina, di Jim Morrison, rappresenta una rappresentazione quasi teatrale, del complesso di Edipo, dell'addio all'amore, all'infanzio, l'addio alla vita, alla ragione, ai sentimenti, un addio, definitivo, conclusiovo, senza possibilità di redenzione, può essere divisa in due parti, una prima, piu lenta e sussurrante, aumenta lentamente, come la follia matura in una persona, per arrivare all'apica, all'orgasmo musicale, dove tutti gli strumenti si fondono, in un vortice di orrore, amore, passione, privo di limiti, libero da legami, un momento di puro sconvolgimento, o in altre parole, lo Zenit dei Doors, della percezione.
Ed infine, si chiude, come un sipario di un teatro, che si chiude, abbandonando la magia alle proprie spalle.

Non con un esplosione
Non con un urlo

Con un sussulto

perchè è cosi che finisce il mondo...

in un sospiro....


mercoledì 3 febbraio 2010

Ted Nugent - Cat Scratch Fever




Cosa succede quando un folle rednek americano fanatico di caccia e con una malsana vena militarista, prende in mano una chitarra? Generalmente avremmo soltanto un aborto musicale volto a motivare le truppe USA, spingendole al massacro. Ma con Zio Ted, abbiamo uno dei piu geniali chitarrista hard rock che la storia ricordi.

Nato a detroit, Ted sviluppò fin dall'infanzia una passione per la musica rock, e cominciò ad esibirsi già ad appena dieci anni.

Il successo per il giovane Gonzo arrivò con gli Amboy Dukes, con la quale produsse dischi tra l fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta, ma sono solo spiccioli: il successo arriverà solo dopo qualche anno, con la pubblicazione dei primi due dischi, Ted Nugent e Free For All, enrambi zeppi di cassiconi hard rock tuttora presenti nelle scalette del Motor CIty Madman, che anche grazie ad esibizoni live a dir poco sbalorditive, tour sempre col tutto esaurito ed gruppi spalla di grande notorietà, che contribuiscono a creare intorno al chitarrista un nome piuttosto imponente.

Ma l'apice viene toccato nel 1977, con l'album in studio di maggior successo che Nugent annoveri: Cat Scratch Fever.

E' la title track stessa ad aprire il disco, ed è la stessa canzone ad essere la piu famosa e conosciuta di tutta la vastissima discografia di Ted, dove ritmi d potentissim hard rock incontrano assoli blues allucinanti, ed è subitoseguita dall'altrettanto celeberrima Wang Dang Sweet Poontang, dove il vecchi rock'n roll di casa Chuck Berry si fa sentire piu vigoroso e blueseggiante che mai, consacrando il pezzo tra i piu noti e riproposti brani del chitarrista.

Death By Misdaventure è invece un piu granitico hard rock, con sonorità piu 70ies, dove il blues distorto di Ted Nugent passa in secondo piano e solo negli assoli, lasciandone perciò un pezzo che trasuda influeze Aerosmithiane piu che mai (sarà un caso il fatto che i due avessere fatto piu e piu tour insieme ?...)
Live it Up è invece un pezzo piu originale e fresco, forse meno noto, ma sicuramente tra i migliori in assoluto, che lascia anche spazio alla sezione ritmica di esprimersi per quel che vale, nonostante il folle di Detroit non lasci il compito facile, predominando per tutta la canzone, dove è presente anche una melodicità non cosi scontata come può sembrare.

Ma parlando di melodicità, è Home Bound, il pezzo successivo, a far breccia su chi lo ascolta... 4 minuti e mezzo di purissimo hard rock strumentale, forse troppo sopravvalutata, ma a mio parare il pezzo piu emblematico del disco.

Riesce a fatica immaginarsi Ted come un cacciatore repubblicano amante delle armi da fuoco, mentre si ascolta questo disco, ma d'altronde, non si può giudicare un musicista per la vta privata, e potete dire quello che volete sul suo conto, ma negarne la genialità compositiva sarebbe un crimine.

Non risparmia cartucce il buon vecchio zio ted, che con Workin' Hard, Playin' Hard ci ripropone un brano di spiccata originalità e buon gusto, una composizione brillante e sconvolgente, musicalmene impeccabile.

Sweet Sally è invece piu veloce e boogie come pezzo, dove le sonorità i Nugent si consolidano, e riprendeil volo in fretta con la piu lenta A Thousand Knives, di nuovo strizzando l'occhio ai seventies, con un assolo a dir poco impeccabile, potrebbe benissimo concorrere al titolo di miglior pezzo, se non ce ne fosse una sovrabbondanza in questo disco.

Fist Fightin' Son Of A Gun ripropone nuovamente ritmi di piu allegro rock'n roll, con una sonorità piu commerciale, ma che comunque rimane impeccabile dal punto di vista della composizione.



A chiudere il disco è Out of Control, pezzo che ripresenta accenni di quella che fu l'hit del primo disco, Stranglehold.

Da annoverare nella produzione del disco la presenza del chitarrista Derek St. Holmes (Michael Schenker Group) ed il bassista Boz Burrell (Bad Company).

Insomma, Cat Scratch Fever non fà acqua da nessuna parte, sopratutto nell'edizione bonus Tracks con Cat Scratch Fever e Wang Dang riproposte in sede live all'Hammersmith di Londra nel tour promozionale.

Chi non lo avesse se lo procuri al piu presto

lunedì 18 gennaio 2010

Iron Butterfly - In A Gadda Da Vida


Classico disco della scena Acid Rock degli anni '60 per la band di San Diego Iron Butterfly. Celebrado e idolato piu di quanto meritasse, questo disco è stato il piu grande successo dell'Atlantic Records prima dell'avvento del dirigibile Zeppelin (Led Zeppelin).

Il titolo, che dà nome all'ultimo pezzo del disco, è una storpiatura da alcolici ad opera del cantante e polistrumentalista Doug Ingle, della frase "In The Garden Of Eden".

L'apertura è della simpatica Most Anyting you Want, pezzo di classica psichedelia anni sessanta della Bay Area californiana. Sicuramente ascoltata sotto effetto di droghe pesanti fà un altro effetto.

A seguirla, Flowers and Beads, tranquillo pezzo dominato dalla voce e dall'organo di Doug, che esprime atmosfere che sembrano uscite da una chiesa, con tanto di cori angelici.

Il terzo pezzo risplende già di piu sugli altri, My Mirage, altra storpiatura psichdelica, con chitarre acidissime, e con un organo meglio calibrato, in questa traccia, Ingle riesce a creare un armonia migliore tra la voce e il suo strumento, dando suggestività e affascinando.

Termination sembra invece una classica hit pop da trasmettere in due minuti da una stazione radio o TV, inacidita e migliorata dalle melodie dei Butterfly. Un buon pezzo, ma nulla di piu.

Are you Happy presenta già di piu un miglioramento delle composizioni, ma senza sprecarsi piu di tanto. La ricetta rimane quella dei precedenti singoli, ma di sicuro, gli iron Butterfly non ci sono stati piu di tanto nel registrarla.

Ma finalmente, quando ci sembra di aver sprecato i soldi, ecco arrivare In A Gadda da Vita, coi suoi 17 minuti di follia psichedelica.

Nell'introduzione il pezzo sembra un normalissimo pezzo acido come lo erano gli altri, seppure con una chitarra piu presente e meglio composta, ma subito dopo si parte con una lunga serie di assoli liberi, che sembrano li lamento sofferente di qualche animale piombato da un angolo remoto di qualche satellite di Saturno.

Si arriva poi ad un lungo intermezzo di tamburi, suggestivi ed ipnotici, lenti e ben scanditi, costantemente martellanti, che d'un tratto entrano in duetto con le tastiere, affascinanti e terrificanti, ci regalano forse il pezzo migliore della canzone, e sono sicuro che sotto LSD le sorprese non sarebbero pocheriascoltando il pezzo.

Ed ecco che lentamente, tastiere e tamburi si fanno piu frenetici, affiancati da basso e chitarra, piombando nuovamente nella parte iniziale della canzone, riprendendo In a Gadda Da vida.....

, fino ad arrivare alla fine della canzone, in un ultimo sussurante pezzo di organi.

Insomma, disco nella media, nulla di cosi importante come viene spesso suggerito dalla critica mondiale, ma che per il valore della title track riacquista qualche punto. In conclusione, se non trovate di meglio, ascoltatevelo e godetevelo finchè potete.

sabato 16 gennaio 2010

T.Rex - Electric Warrior


Maestoso, allucinante, seducente e pieno di riflessione, Marc Bolan porta i suoi T.Rex all'apice con questo capolavoro del rock britannico, classe 1971.


A marzo di quell'anno, Bolan si armò di chitarre acustiche, imbottito dei suoi testi, frutto di piu e piu trip allucinogeni, insieme a Steve Currie al basso, Mickey Finn ai tamburi e Bill Legend alla batteria, e ne uscì a giugno portandosi dietro Electric Warrior, mix di quella musica hippy a cui aveva dato vita Marc Bolan, sintetizzatori aggiunti in sovraincisioni e cori sessuali in grado di catturare chiunque si avventuri nell'ascolto del disco.


La copertina, mostrante un Bolan in assetto da battaglia, appunto, l' "electric warrior" del titolo, di cui solo i contorni sono rappresentati, attraverso una scarica elettrica, scagliata su uno sfondo nero, frutto del gruppo di deseign Hipgnosis, famoso per le affascinanti ed inquietanti copertine di gruppi come Led Zeppelin, Pink Floyd e UFO.


Il disco, che è considerato da molti, se non da tutti, il capostipite del Glam Rock (quello ancora con un senso di vita, non la sua successiva degenerazione, che sarebbe sfociata anni dopo in fenomeni da circo del Glam Metal, tra cui spiccano Twisted Sister e Poison, solo per citarne due), si apre con Mambo Sun, tirando al massimo i bassi del gruppo, dove la sezione ritmica basso/bonghi e costante e ipnotica, lasciando alla chitarra elettrica un ruolo meno di rilievo, ma che si fa sentire alla grande, con il suo suono estremizzato, mentre Marc dà un assaggio di se.


Segue il capolavoro assoluto dei T.Rex: Cosmic Dancer. Malinconica, sognatrice, il pezzo che trascina chi la ascolta nello spazio della psichedelia, in un limbo di sonorità melodiche.


Jeepster invece ci dà un idea piu elettrica del suono di Bolan e soci, con un sound piu allegro, per poi ricadere nella malinconia sognatrice di Monolith, dove tra uno spruzzo di acidità di chitarra ed un coro di giovani coriste, si fa largo un Blues inglese che non risparmia distorsioni Wah Wah.


Ancora un po di blues, stavolta con una chiara ripresa dei tempi del delta del Mississippi, con qualche spruzzo di influeza britannica presa dal tamigi.


E qui si riaffaccia uno dei capolavori assoluti, Get It On, con Rick Wakeman alle tastiere, questo pezzo presenenta il timrbo vocale di Bolan, dove la sua perversione seduttiva viene tirata fuori da ogni parola che esce dalle sue labbra.


"you're dirty sweet and you're my girl

get it on, bang the gong, get it on"


Planet Queen riporta il disco su binari piu acustici, con un testo che fa rabbrividire, carico di immagini visive psichedeliche e deliranti, passando poi per Girl e The Motivator e Rip Off, si arriva all'ultima gemma del disco, Life's A Gas, carica di cinismo e con una visione demoralizzante del mondo e della vita, un pezzo acustico in puro stile Marc Bolan, quasi un seguito di Cosmic Dancer.

Insomma, il disco dei dischi per i T. Rex, assolutamente imperdibile.


Bang a Gong (Get it On)

Tom Petty - Tom Petty & The Hearthbreakers


Classe 1976, Tom Petty mostra le palle con il suo debutto accanto agli Hearthbreakers, con un repertorio quasi interamente composto da lui e dal chitarrista Mike Campbell.

Con una formazione a 5, polistrumentalista, Tom Petty, biondo cantante/chitarrista del sud, si intromette nel panorama musicale del 1976, invaso da Hard Rock al suo apice, punk agli albori, Disco Music e Funky. Il disco, inizialmente, è un fiasco, a causa delle sonorità troppo soft per i Punk, e con accenni troppo ricercati per la nuova generazione che farà esplodere gli Iron Maiden 4 anni dopo.

Il disco, presenta quello che sarà il sound tipico che accompagnerà Tom Petty per tutta la sua carrira, unendo un folk rock, chiaramente di ispirazione Bob Dylaniana (difficilmente sarebbe esistito Tom Petty senza un Bob Dylan da qualche parte, e, ironicamente, pochi anni dopo i due si sarebbero ritrovati insieme a George Harrison e Roy Orbison per formare il supergruppo Traveling Wilburys), insieme a un sound Blues, preso dal sud degli Stati Uniti.

L'apertutra è con Rockin' Around With You, dove si fà subito sentire il particolarissimo suono del mix di chitarre di Petty e Campbell, e non si risparmiano i colpi per le qualità canore. Breakdown invece, è marcatamente piu Blues, quasi chiamata a fare da colonna sonora per un viaggio in autostrada attraverso i deserti degli USA.

The Wild One Forever, riprende effetti piu acustici, scanditi da una potente sezione ritmica, dominata dal batterista Stan Lynch, mentre si sposta sull'elettrico con Anything That's Rock 'n Roll, dove la voce del giovane spezzacuori espolde con una carica a tempo, lasciando poco virtuosismo al compagno di sei corde Mike Campbell, affidandosi sempre piu all'eficacia della sezione ritmica e all'energia e alla passione, piuttosto che a tecniche assurde, che alla fine fanno venire le palle piene anche a chi le suona.

Mystery Man riprende le caratteristiche di una ballata anni 70, pronta per essere suonata in un locale di provincia, accompagnando una birra fredda.

Un tocco di blues malinconico esce da Luna, insieme ad un efficace e sospirante tastiera, passando poi per pezzi come Hometown Blues e Strangered In the Night, si arriva al grande Hit radiofonico che fece esplodere il disco pochi mesi dopo, American Girl, ancora riproposta da molte stazioni radiofoniche. E' questo il Tom Petty che conquisterà l'inghilterra e gli Stati Uniti nel giro di pochi anni, ed esprimendo al massimo la portata delle sonorità da lui prodotte.