giovedì 1 settembre 2011

Josh Homme

Nato nel deserto, da esso trae ispirazione per tutta la sua carriera musicale, portando l'aridità e la desolazione nel panorama musicale degli anni 90.
Josh Homme, è a tutt'oggi considerato, uno dei piu grandi innovatori degli ultimi 20 anni, avendo prima definito con i Kyuss lo stile dello Stoner Rock, guadagnandosi la fama nel panorama underground, ed essendo riuscito a conquistarsi il successo mondiale con i Queens Of The Stone Age poi.
Personalmente, ho trovato il suo stile assolutamente unico e folgorante, una miscela di pesantezza fuzzosa dei primi Sabbath unita alla psichedelia delirante ed acida dei gruppi californiani dei '60, e, inutile dirlo, è stato subito amore a prima vista.
Per realizzare questo articolo, ho deciso di considerare solo le esperienze musicali principali di Homme, senza considerare le collaborazioni minori, che avrebbero altrimenti richiesto molto piu spazio e sarebbero poi risultate poco interessanti.

Iniziamo allora a ripercorrere il sentiero dell'Elvis Rosso....

Kyuss (1988-1995)





Quella dei Kyuss, è la storia di uno dei gruppi piu brillanti apparsi sulla scena alternative dei primi anni novanta. Mentre nel resto dell'america esplodevano il grunge dei Nirvana, Pearl Jam ed Alice In Chains, l'alternative degli Smashing Pumpkins, Sonic Youth ed il metal funkeggiante e delirante dei Faith No More e Jane's Addiction, nella piccola località di Palm Desert, nel sud della California, nasceva un intera scena musicale, che prendeva i natali dai Generator Party, feste organizzate in mezzo al deserto dove le attrezzature elettriche erano alimentate con un generatore a benzina, dove gruppi psichedelichi come i leggendari Yawning Man, si abbandonavano ad ore di Jam deliranti.

E' in questo panorama musicale che vedono la luce i Kyuss (prima come Katzenjammer, tedesco per "Hangover": "postumi di una sbronza", poi come Sons Of Kyuss), costituiti nella loro prima formazione, oltre che da Homme alla chitarra, da Brant Bjork alla batteria, Nick Oliveri al basso e John Garcia alla voce.

Con questa formazione, il gruppo comincia a muovere i suoi primi passi, basando il loro stile sull'abbassamento di due toni dei propri strumenti (citando il produttore e amico della band, Chriss Goss, "erano talmente sotto tono, che quando li vidi le prime volte, Slappavano come dannati") in modo da ottenere un suono piu cupo e pastoso, utilizzando strumentazioni e attrezzature vintage (Homme sarà sempre molto poco propenso a divulgare i dettagli del suo suono unico, ma si può sintentizzare con l'uso di fuzz, Amplificatori dai bassi potentissimi o amplificatori DA basso, e sopratutto, la chitarra che lo ha accompagnato fino ai QOTSA, l'Ovation Ultra GP) ed una struttura musicale basata sulla composizione di riff ripetuti costantemente, creando un groove psichedelico inimitabile.





Le prime uscite discografiche dei Kyuss sono il frutto delle loro esperienze jammistiche nel deserto, l'EP Sons Of Kyuss e l'LP Wretch, quest'ultimo ristampato in Cd, evidenziano lo spirito del gruppo, fornendo quelli che diverranno col tempo i loro punti di forza, come la ripetizione di riff, i lunghi assoli acidi e le composizioni marcatamente aride.

Il gruppo non riconoscerà Wretch come il suo primo vero lavoro in studio, non soddisfatti della sua composizione, ma partono dal disco del 1992, Blues For The Red Sun.

L'importanza dell'album è paragonabile per lo Stoner, con quella di Nevermind dei Nirvana per il Grunge.

Ancora oggi considerato dalla critica il primo disco Stoner del panorama musicale, vengono definiti i caratteri e forgiate le regole dello stile.
Le composizioni sono di altissimo livello, dove la sperimentazione incontra il ronzio degli amplificatori distorti al massimo, aridità e psichedelia al loro massimo, pesantezza e fluidità, cupezza e zero cadute di toni.

Cito solo una parte dei brani, quella che ritengo, a parere personale, i migliori del disco, ma sostengo indiscutibilmente l'impossibilità di scindere l'album in una semplice raccolta di tracce, poichè tutte collegate tra loro, creando una composizione perfetta.

Il primo pezzo, Thumb, parte con un attacco terrificante, come se chi lo stesse ascoltando si trovasse nel bel mezzo della notte in mezzo al deserto, vedendo all'improvviso un enorme incendio divampare nell'assoluto vuoto che lo circonda.
Segue una scarica di brani mai scontati e senza cadute di tono, passando per Green Machine, veloce e fulminea, 50 Million Year Trip, forse il loro miglior brano in assoluto, il risultato di un gruppo consapevole di se stesso e desideroso di lasciare un impronta di se stesso, divisa in due parti, una piu veloce e quasi totalmente strumentale, piu "prevedibile" per chi ha dimestichezza con i Kyuss, mentre la seconda, basata su di uno stile piu psichedelico e assolutamente geniale, dimostra la grandezza compositiva, e rende piu difficile credere a quanto siano stati poco considerati i 4 del deserto.
E ancora, Apothecaries' Weight, strumentale e letteralmente spaziale, Freedom Run, cupa e potente, altri pezzi strumentali con Capsized, acustica, e Caterpillar March, pesante e ossessiva.
Si tratta quindi, della prima prova della grandezza del gruppo e dello stile Hommeiano, che non lesina sugli effetti come phaser, wah, flanger etcc.

I Kyuss concedono solo un anno di tregua, per poi riuscire allo scoperto nel 1994, con un nuovo bassista in formazione, Scott Reeder, con il secondo album giudicato all'apice della loro carriera, per alcuni (me compreso) addirittura superiore al precedente, ed è di Welcome to Sky Valley che stò parlando.
Il disco è già stato recensito in precedenza nel blog, perciò invito i lettori a ricercarlo negli archivi per un giudizio piu dettagliato.
Ricordo solo che la grandiosità di Sky Valley è data tanto dall'energia del gruppo quanto dall'abilità compositiva sempre piu raffinata e ancora in equilibrio tra gradevolezza e sperimentazione musicale.
Tra i brani che hanno fatto la storia, cito Gardenia, Asteroid e Supa Scoopa And Mighty Scoop, a rappresentanza dell'abilità di saldare insieme groove ipnotici e originali da parte di Homme, Whitewater, come dimostrazione di assoli jam stile generator party, e l'epica Space Cadet, l'unico brano interamente acustico registrato da Homme ai tempi dei Kyuss, e forse, ancora oggi il migliore che può vantare.
Il gruppo comincia a godere di un certo nome e di un certo rispetto, ma perde il batterista Brant Bjork, rimpiazzato da Alfredo Hernandez, e nel 1995 esce ....And Circus Leaves Town.
L'ultimo capitolo della saga Kyuss rappresenta un ulteriore alleggerimento del suono, meno cupo dei precedenti, non c'è lo stesso salto di qualità degli altri dischi, ma è comunque un ottimo disco, sicuramente migliore del 70 % di tutti gli altri dischi Stoner pubblicati in questi anni anni dalle centinaia di gruppi nati all'ombra di Garcia e soci.
Qualche variazione di stile si può trovare in One Inch Man, piu funkeggiata, Phototropic, ipnotica e espressiva, un ottimo riff zuppo di wah wah c'è nella strumentale Jumbo Blimp Jumbo, poi El Rodeo, un altro classico del repertorio Kyuss, Spaceship Landing e Catamaran, eccellenti, e con la collaborazione dell'amico di sempre, Mario Lalli, già apparso nel panorama di Palm Desert, e poi, l'ultimo pezzo, poetico e struggente, registrato dal gruppo: Day One, ghost track di Spaceship Landing, dedicato alla memoria di Kurt Cobain ed agli amici dei sopravvissuti membri dei Nirvana.
Dopo di questo disco, i Kyuss si sfaldano e la magia finisce.

Escono altri due dischi, ormai "postumi", lo split Ep Kyuss/Queens Of The Stone Age, che segna tanto la fine di un periodo quanto l'alba di un nuovo percorso per Homme, nonostante sia possibile vederne gli effetti solo col senno di poi.
Infatti, nella loro prima incarnazione, i QOTSA non sono altro che un prolungamento dei Kyuss, portati avanti in una formazione a due, Homme alla voce, chitarra, basso e quant'altro, ed il solo Hernandez alla batteria.
Dalla parte dei Kyuss, abbiamo la cover di Into the Void dei Black Sabbath, imperdibile, e due pezzi altrettanto riusciti, Fatso Forgotso (parti I e II), dedicati al gruppo ispiratore e tanto ammirato dai Kyuss, i Fatso Jetson dei fratelli Lalli.
L'altra uscita è quella di Muchas Gracias: The Best Of Kyuss, importante non tanto per la manciata di pezzi già presenti negli altri dischi, come 50 Million Yar Trip e Hurricane, ma per la presenza di brani "avanzati", come Shine, Mudfly o Flip the Phrase, introvabili da altre parti, e anche per contenere gli unici quattro pezzi live registrati e publicati ufficialmente dai Kyuss, tratti da un loro concerto al Marquee di Londra, troviamo Gardenia, Thumb, Freedom Run e Conan Troutman. Un disco che raccomando a tutti i fedeli del verbo Kyuss.
In ogni caso, la fine dei Kyuss viene generalmente indicata come avvenimento del 1995. Da qui, Homme cercherà prima di aggregarsi ad altre formazioni del panorama alternative, militando negli Screaming Trees (conoscerà qui il futuro compagno d'armi, Mark Lanegan) ma senza trovare lo spazio che cercava e che sentiva di meritare, abbandonando velocemente il gruppo e dedicandosi a piu progetti, come gli Eagles Of Death Metal dell'amico Jesse Hugesportati avanti fno ad oggi ma che vedono solo a volte la presenza di Homme.

Queens Of The Stone Age, Desert Sessions (1997- )

Dal 1997, Homme è protagonista di due progetti destinati ad influenzare pesantemente il panorama musicale moderno : Le Desert Sessions ed i Queens Of The Stone Age.


Le Desert Sessions sono una serie di Jam stoner/psichedeliche, distribuite in 10 volumi editi in vinile dalla Man's Ruin Record negli ultimi anni di attività, e raccolti in 5 cd, contenenti due volumi a disco. Le particolarità di queste sessioni sono molte. Inanzitutto, non si tratta di un gruppo con una formazione costante, ma di una serie di sessioni musicali organizzate ed orchestrate da Homme, che chiama di volta in volta musicisti provenienti da un range di gruppi molto vario, che comprende membri dei Kyuss, Marilyn Manson, Fu Manchu, Fatso Jetson, Yawning Man, Monster Magnet e tanti altri ancora.
Vi è poi il fatto che le sessioni si svolgono allo studio Rancho De La Luna, attrezzato con apparecchiature vintage, e completamente isolato nel deserto di Joshua Tree.
In questo contesto, la composizione è assolutamente spontanea e priva di condizionamenti, perciò si può godere della piu totale libertà di espressione (basti pensare che per il primo volume, Josh si chiuse nello studio insieme al resto degli ospiti, e sotto l'effetto di funghi allucinogeni, ne uscirono 3 giorni dopo con i nastri pronti per la pubblicazion)
Procurarsi tutti e 5 i dischi pu essere difficoltoso, specialmente i primi tre, ma con un po di pazienza (e fortuna) si può superare anche quest'ostacolo.
I primi due dischi, perciò i volumi dall'1 fino al 4, sono piu fuori di testa e desertici, piu legati al primo periodo della carriera di Homme probabilmente, mentre il terzo disco rappresenta una fase di passaggio, piu tendente anche al punk rock sotto certi aspetti, ed infine, i volumi dal 7 al 10, sono giàin pieno stile QOTSA, dove ormai Homme ha preso le redini delle composizioni ed ha affermato il proprio dominio. Ogni disco è perfettamente riuscito e ricco di fascino, perciò non risparmiatevi nel cercarli, ne varrà sicuramente la pena.
Con i Queens Of The Stone Age invece, Josh trova tutto lo spazio necessario perchè la sua abilità di polistrumentista e chitarrista/cantante vengano notati.
E' infatti il gruppo del successo commerciale e di critica, riuscendo ad unire vecchio e nuovo in una miscela musicale che si basa sulla ripetizione ossessiva di riff e sul suono fatto di fuzz invecchiati e bassi dominanti.
Contrariamente a quanto avvenuto con i Kyuss, nei QOTSA le dipartite dei singoli membri sono molte e significative, influenzando pesantemente ogni singolo album, ed a causa della vastità del personale non specificherò volta per volta ogni cambio di formazione, per evitare di dilungarmi.
Il primo ep ed il primo disco, l'omonimo Queens Of The Stone Age, sono ancora saldamente ancorati al suono Kyuss. L'anno è il 1998, e Homme lancia il suo stile che battezza Robot Rock,
disprezzando l'etichetta Stoner.
Pezzi come You Can't Quit Me Baby, Walking on the Sidewalks, Avon e Regular John sono tutt'ora estremamente apprezzati, mentre dall'Ep Kyuss/QOTSA raccomando l'inquietante Spiders And Vinegaroons (oggi inserita nella ristampa del primo album).
Il disco viene ben recepito, ma senza destare molto scalpore.
Il 2000 vede invece il secondo album, piu apprezzato e con una formazione completamente stravolta, che comprende ora anche il bassista e amico, Nick Oliveri, redivivo dai Kyuss e dai Mondo Generator.
In questo disco, Homme cerca di spostare il suono e di inquadrare il proprio bersaglio, sfiorando però spesso un sound piu punk, senza disdegnare altri rimandi ai giorni dei Kyuss, come fà con I Think I Lost My Headache e Better Livind Through Chemistry, mentre in Auto Pilot e Feel Good Hit Of The Summer si inizia a intravedere la fine della formazione di Josh.


Ed infatti, la maturità arriva dopo due anni, con il semi concept Song For The Deaf, che vanta alla batteria l'ex Nirvana Dave Grohl.
In questo disco, tutti gli elementi di Homme trovano spazio ed equilibrio. L'aggressività del punk, l'aridità dello stoner, la pesantezza del metal e le composizione lisergiche della psichedelia. I pezzi sono tutti di altissimo livello, variegati nel suono e sempre accattivanti.


L'album è strutturato in modo da sembrare la colonna sonora di un viaggio in macchina da Palm Desert fino a Los Angeles, con tanto di false stazioni radio, e consiglio l'ascolto di pezzi come A Song for the Deaf, The Sky is Fallin', Go With The Flow e Gonna Leave You, senza dimenticare l'elettrizzante A Song For The Dead e l'acustica, poetica e struggente, Mosquito Song.
Songs For The Deaf è universalmente riconosciuto come il capolavoro dei QOTSA, e probabilmente, è anche il miglior disco del dopo-Kyuss realizzato da Homme.




La produzione comunque non si è fermata, ed il gruppo ha rilasciato altri 3 album, Lullabies To Paralyze , già recensito negli Archivi del sito, piu distaccato dal passato stoner ma sempre affascinante, forse piu oppressivo, il live Over The Years And Through The Wood, non del tutto completo ma di grande impatto, grazie anche alla grande coreografia del palco, godibile attraverso il DVD pubblicato assieme al disco, ed infine l'ultimo LP datato 2007, Era Vulgaris, degno di nota sopratutto per i due pezzi saldi, 3's & 7's e Wanna Make It With Chu, già edito nelle Desert Sessions.
E cosi siamo arrivati ad ora, con il nuovo disco in direttura di arrivo, chissa cosa aspettarci da Homme e soci. Non posso commentare visto che non ho la minima idea di cosa aspettarmi, ma l'attesa è tanta, e conoscendo da quel che ha già dato, difficilmente Josh deluderà qualcuno...

Them Crooked Vultures (2010- )




I TCV sono un supergruppo rock formato, oltre che da Josh ovviamente, da John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso ed alle tastiere, e da Dave Grohl (Nirvana) alla batteria.
Lo stile è non troppo dissimile da quello dei QOTSA dell'ultimo periodo, forse con qualche venatura piu stramba, ma è comunque ovvio, che a mandare avanti la baracca è il buon vecchio Homme.
La formazione vanta al momento un solo, omonimo album, pubblicato nel 2010, e che presenta pezzzi dalla grande energia, come Reptiles, Elephants, New Fang e, la mia preferita, Spinning In Daffodils, che presenta una struttura piuttosto simile a quella di 50 Million Year Trip, con una divisione netta in due parti, una prima piu pesante ed una seconda piu psichedelica.
Anche per i TCV, rimaniamo in attesa di una nuova uscita, e di nuovo, certamente Homme non mancherà di stupirci

Ricordo perciò un ultima volta le caratteristiche di Homme, il suo senso dell'umorismo sempre presente, la sua ricerca di nuove imprese musicali, ed il potere di riuscire a trasmettere cosi tanta passione nelle sue canzoni, qualunque sia la sua parte.



"No fight, only fuck!"

Josh Homme



martedì 30 agosto 2011

Robert Plant - Milano Jazz Festival (20/7/2011)
















Cosa chiedere di piu a Robert Plant oltre al fatto di star già cantando in casa nostra, in Italia, lontano dalle sue praterie inglesi o dalle tanto amate spiagge Californiane? Ma è ovvio. Un concerto pieno zeppo di cover (stravolte a meraviglia) dei Led Zeppelin.



La cornice, è quella dell'arena civica di Milano, in una serata di luglio non particolarmente calda, dove stanno per esibirsi Robert Plant con la sua rediviva Band Of Joy, e il compagno di tour Ben Harper (non avendo potuto assistere all'esecuzione completa di Ben Harper, mi limiterò a raccontare la sola parte di Plant. Sarà per un altra volta Ben)

Nell'aria c'è qualcosa, un eccitazione particolare, una di quelle emozioni che difficilmente si sentono, e la spiegazione è semplice: Robert Plant, 5 decadi di rock alle spalle, il cantante piu carismatico ed esaltante della storia, frontman del gruppo che ha dominato il mondo e che ancora oggi è pura leggenda, l'uomo che si è risollevato dalle ceneri del dirigibile e che è rinato con una sorprendente carriera solista, costellata di dischi meno diretti ma molto interessanti e affascinanti, sperimentando ed unendo, il rock con la musica tribale africana ed orientale.








Dentro l'arena, la situazione è sempre piu rovente. Non stò a specificare i dettagli della terribile organizzazione del concerto, responsabile di non pochi disagi, che ancora una volta hanno rischiato di gettare un ombra cupa su una serata altrimenti impeccabile.




L'attacco di Percy è immediato, e senza lasciare prigionieri, la serata si apre con Black Dog, ed è pura magia.

E se pensate che fosse solo un fulmine a ciel sereno, bè vi sbagliate di grosso.


Il Dio dai riccioli dorati non si è voluto risparmiare per questa serata a Milano, ed allora ecco What is And What Should it Never Be, Tangerine, l'epica Bron Y Aur Stomp, vero gioiello inaspettato della serata, un pezzo talmente poco ricorrente nelle scalette di Plant, che mai avrei pensato seriamente di vederlo di persona.




E ancora, Misty Mountain Hop e la fantastica Ramble On, per finire con il bis Gallows Pole, senza però saltare le cover Angel Dance dei Los Lobos, House Of Cards di Richard & Linda Thompson, Monkey dei Low e In the Mood, realizzata insieme al compagno di mille concerti, Jimmy Page.


Ogni pezzo, stravolto, riletto e riarrangiato, in un modo sempre nuovo e sempre geniale, segno di un Plant consapevole della sua realtà. Che senso avrebbe avuto tentare di eseguire questi pezzi nello stesso modo di 30 anni fa? E con quale divertimento poi?


No, non è materia per Percy questa. Lui è uno che vuole sopratutto divertirsi con la sua musica. E quando al divertimento, si accosta la passione, come si può sbagliare?











Per questo sentiremo ancora parlare di Robert.









Perchè lui non si fermerà mai, e finchè avrà forza, troveremo sugli scaffali un disco a suo nome, che sia poi accostato a Led Zeppelin, Band of Joy, Strange Sensations o Jimmy Page, poco importa.

Lui sarà li, pronto a dare emozioni ed esaltare, motivare e ammaliare con la sua voce mai troppo stanca.


Fidatevi. La sua passione andrà avanti ancora e ancora e ancora e ancora e ancora.





STRIDER!

mercoledì 3 agosto 2011

The Eagles - Hotel California










8 dicembre 1976. Dopo una serie di sessioni durate da marzo fino ad ottobre, gli Eagles danno alla luce il loro quinto disco in studio, realizzato con la nuova formazione, comprendente per la prima volta il chitarrista Joe Walsh, già famoso per la sua militanza dei James Gang, gruppo di rock funkeggiante dei primi anni 70.


Il disco, è subito un successo, sia di critica che di pubblico, e consolida la fama del gruppo, consacrandolo nella storia.




Già negli anni precedenti, gli Eagles avevano operato un costante cambiamento nello stile musicale, distaccandosi sempre di piu dalla riduttiva etichetta di country rock, in favore di uno stile piu duro e melodico.


Ad aiutare il gruppo, viene nel 1975, il già citato Joe Walsh, che grazie al proprio stile fluido, corposo ed elettrico, dona al gruppo tutti gli elementi necessari per compiere il salto di qualità tanto desiderato.




Il gruppo, nella formazione del disco è composto, oltre da Walsh alla chitarra e tastiera, da Don Felder, chitarra, Glenn Frey, voce, chitarra e tastiera, Randy Meisner al basso e Don Henley alla batteria.




Il disco, si apre col pezzo omonimo. Difficile non conoscre un tale capolavoro della ,musica moderna, uno di quei brani che da soli hanno consentito ad un gruppo di sopravvivere nell'immaginario collettivo ed hanno garantito una buona popolarità anche nei meno interessati al genere. Brani come Smoke On the Water, Highway to Hell o Stairway To Heaven, che ormai significano tutto e nulla, a seconda di chi li ascolta.


La canzone, è una metafora dell'industria musicale californiana di quegli anni, tanto bella ed allettante all'apparenza, quanto spietata e traditrice nei retroscena, rappresentata nel testo, come un hotel che accoglie un viaggiatore stanco, che all'apparenza offre riparo e riposo, ma che in realtà è un luogo d'incubo dalla quale è impossibile uscire.


Una canzone basata tanto sugli accordi arpeggiati della chitarra acustica suggestiva e melodica, quanto sulla voce evocatrice di Felder, attingendo agli stili piu disparati, raggiungendo un alchimia musicale, consolidata dall'elettricità dei due chitarristi, che grazie ad un tocco delicato ed espressivo, si accompagnano lungo tutto il pezzo, giungendo poi ad uno scambio orgiastico, trasformando l'intera canzone in un incredibile duetto chitarristico senza precedenti.











Passato il trauma della title track, si apre in maniera molto diversa il secondo pezzo, New Kid in Town, un rock piu tranquillo e country, con qualche richiamo agli stili di Crosby Stills Nash & Young, sull'onda del primo filone sperimentato dalla band, nata come country rock band.




Subito dopo, si fà sentire la presenza di Joe Walsh, che dona alla band un pezzo funkeggiante come Life in The Fast Lane, sorretto su di un grande riff, caldo e pastoso, che trova corpo nel basso di Randy Maisner, ed anima nei tocchi e negli slide di chitarra della coppia solistica.

Un ulteriore cambio di stile avviene in Wasted Time, un pezzo che si apre come dolce ballata, basata sul piano delicato di Glenn Frey, un brano fatto di atmosfere, grazie ai Synth ed alle chitarre appena accennate, dove viene prediletto il riverbero, ed è uno stacco sinfonico, Wasted Time (Reprise) ad introdurre un altra gemma del disco, la rockeggiata Victim of Love, che si apre con un ottimo riff distorto e pastoso, sviluppato con una ritmica impeccabile, e condito con un buon assolo, opera dello slide di Walsh.


Il brano successivo, Pretty Maids All in a Row, è di nuovo un brano piu softato, come un blues piu delicato e raffinato, che punta non tanto sulla sofferenza, quanto sul commuovere chi lo ascolta, e porta dritto dritto a Try And Love Again, altra ottima ballato con qualche accenno a rock di stampo piu blueseggiante, molto ben suonato e sentito, capace di strappare ancora qualche lacrima dall'ascoltatore, cosi come l'ultima, delicata canzone del disco: The Last Resort.


Vi lascio perciò all'ascolto di questo cult del rock, sperando che riempia le vostre calde giornate d'estate, ovunque voi siate. Specialmente se siete in vacanza in California....





domenica 10 luglio 2011

Ray Manzarek & Robbie Krieger of The Doors - Pistoia Blues Festival (9/7/2011)










Stasera, seconda serata dell'edizione 2011 del Pistoia Blues Festival, Jim Morrison era insieme a noi. Ma non sul palco ad imbracciare il microfono, e nemmeno sulle migliaia di t shirt indossate dai fan, giunti da tutta italia per partecipare a questa serata.






No, lui era dentro ogni spettatore che si è alzato in piedi, su sedie, transenne e spalti, ed ha cominciato a gridare a squarciagola non appena sono partite le note di Roadhouse Blues, dentro tutti coloro che hanno scavalcato tutte le barriere che li separavano dal palco, e dentro tutti coloro che in questa notte di luglio, lontana 40 anni da quella ultima e fatidica di Parigi, dove il Re Lucertola si consacrò a leggenda del rock nella sua forma più pura, si sono commossi insieme.


Prima di tutto, lasciatemi lamentare dell'organizzazione di quest'anno, che ha deciso di mettere posti seduti e numerati invece di lasciare la piazza libera, e che ha causato non pochi disagi, a cominciare dalla scarsità di biglietti disponibili, il nervosismo che aleggiava tra chi non era riuscito a trovare posti in platea, e perciò era stipata in una calca asfissiante, schiacciati contro le transenne, senza poi contare le difficoltà che questo ha comportato agli assistenti medici nei (molti) casi di malore tra il pubblico.





C'è comunque da dire, che la professionalità dimostrata dai membri del Pistoia Blues presenti e degli addetti alla sicurezza ha permesso, nonostante casi isolati di disordine tra le prime file, il perfetto svolgimento della serata, e anche quest'anno, il blues ha vinto su tutto.







Passiamo ora alle cose importanti: il concerto in sè!







Appena entrati nella piazza, a salire sul palco subito prima dei Doors, si sono esibiti James Burton e Robben Ford, dei quali non ho potuto godere a pieno, essendo arrivato con un pò di ritardo, ma per quel che ho sentito, posso dire che hanno onorato pienamente il nome del PBF.


Finiti questi antipasti, il piatto forte si è fatto notare fin dall'introduzione.


Con le luci ancora calate, l'overture del Carmina Burana ha fatto da sottofondo all'entrata in scena del gruppo, composto da Phil Chen al basso, Ty Dennis alla batteria, Dave Brock (un sosia di Jim Morrison in tutto e per tutto) alla voce, e ovviamente, i due pezzi forti, Ray Manzarek alla tastiera e Robbie Krieger alla chitarra.


"LADIES AND GENTLEMEN, FROM LOS ANGELES CALIFORNIA, THE DOORS!"






Ed è subito Roadhouse Blues a dare fuoco al concerto, con un pubblico in delirio che intona ogni parola di quel pezzo divenuto leggenda, in un esecuzione che ha dell'incredibile, in un mix di energia e passione, che mai si sarebbero aspettati i Doors originali, studenti visionari, che senza saperlo hanno dato vita ad una musica che ha del magico nelle sue note.






A seguirla, è Break on Through, insieme ad altri grandi classici, come Peace Frog, con il suo riff funkeggiante che ha fatto storia, L'America eseguita magistralmente, When The Music's Over, coinvolgente e semplicemente fantastica, Touch Me, forse l'unico pezzo non eccezionalmente eseguito nella scaletta, dove è stato eseguito anche il Medley di Sex Machine di Ray Manzarek, didicato a Jim Morrison, in uno spirito burlesco e parodistico, che poco ha da spartire con l'intraprendente progetto di "rivoluzione culturale/sociale" a cui aspirava Morrison , Alabama Song, che come per Roadhouse ha goduto del seguito pressochè totale del pubblico nelle liriche, Strange Days e LA Woman, con tanto di jam chitarristica tra Robby e James Burton.






Finito il set, le luci si abbassano, il gruppo esce di scena, e il pubblico fermenta il suo delirio.






Il tempo di invocare gli eroi della serata, e subito il gruppo fà il suo ritorno, con un ovazione da brivido da parte del pubblico scatenatissimo



Un pò di show da parte di Dave Brock, in cui chiede al pubblico a piu riprese " Che pezzo volete sentire adesso?", ed infine, l'ultima cartuccia della serata: Light My Fire.


E con questo ultimo atto, il raid dei Doors a Pistoia è finito, i vecchi amici ripartono per il loro tour commemorativo, e noi che siamo stati partecipi del loro ritorno, siamo colti da un senso di emozione e nostalgia, al pensiero di un epoca musicale, che volte al suo epilogo, ovviamente, solo per salutare i nuovi protagonisti, che raccolgono e porteranno con onore, l'eredità delle grandi leggende che li hanno preceduti.

venerdì 8 luglio 2011

The Black Crowes - Castello di Vigevano (7/7/2011)

Cosa succede quando i Lynyrd Skynyrd suonano i Led Zeppelin e si muovono sul palco come fossero gli Aerosmith? Nascono i Black Crowes, è ovvio.
Credo che il gruppo di Atlanta non abbia bisogno di presentazioni per nessuno, ma tanto per riassumere ai meno esperti, i Black Crowes sono il piu importante gruppo della rinascita del southern rock degli anni '90, che muove i primi passi prendendo ispirazione dai Rolling Stones, i canti alcolici di Steve Marriott, il blues sanguigno del sud e il funk di Sly Stone, e che trova subito con l'esordio discografico del 1990 , l'album Shake Your Mon
ey Maker, un grande riscontro positivo sia di critica che di pubblico. Dopo vent'anni, la strada dei corvi neri è sempre tutta in discesa, con una produzione discografica sempre e
ccellente, e potendo vantare capolavori in studio come Amorica, The Southern Harmony And Musical Companion, Before The Frost....until The Freeze, ed altrettanti grandi dischi live come Freak'n Roll Into the Fog, Warpaint Live, ed il Live At the Greek realizzato con la partecipazione del Dio del rock, Jimmy Page.
Il concerto di ieri sera si è svolto nei pressi
di milano, al Castello di Vigevano, durante la rassegna culturale "10 giorni suonati" , che ha visto tra gli altri, i Primus e i Black Country Communion.
Siamo arrivati nel parco del concerto intorno alle sette e mezza, ma sul palco non si è mosso niente fino alle nove e mezza passate.
Prima dell'esibizione dei corvi, sul palco si è presentata con grande classe e bravura, la Paolo Bonfanti Band, gruppo italiano guidato dal leader genovese, e che ha suonato un repertorio blues molto ben scelto, variando da pezzi piu lenti e carichi di intensità, ad altri piu rock'n roll e divertenti, mostrando sempre una grande e raffinata tecnica, sfoderando due telecaster modificate (una con un p90 Gibson e leva vibrola) ed un gruppo spalla di tutto rispetto. Consiglio vivamente a tutti i fan di blues di ricercare questo grande autore italiano, che dimostra ancora una volta, quanti talenti ci siano nel panorama italiano, e quanto questi vengano troppo spesso messi in ombra.

Intorno alle dieci e mezza, quando ormai la notte si è stesa sul palco, e le zanzare hanno cominciato a divorare noi poveri spettatori, una folla in delirio accoglie con un autentica standing ovation Chris Robinson, seguito dal fratello Rich (chitarra), il North Mississippi Allstars, Luther Dickinson (chitarra), Adam MacDougall (tastiera), Sven Pipien (basso) ed il terzo membro fisso da oltre 20 anni, Steve Gorman (batteria).
Si parte con Sting Me, ed è subito un sogno, con un esecuzione fantastica di 11 pezzi, tra cui le splendie Jealous Again, Oh Josephine, Hard To Handle e She Talks To Angels, presentando una track list da antologia, che comprende tutto il periodo crow, dal primo disco fino ai piu recenti Warpaint e Before the Freeze.
Il gruppo era assolutamente carico, sfoderando Gibson Sg, Dot, Fender Stratocaster e Bassi Rickenbaker, con orge chitarristiche e jam interminabili, con una grande compattezza ed un energia che non si vedeva da tempo, con un Chris Robinson preso a metà tra il grande Lebownski e Gesù, ed una presenza scenica impeccabile.
Bellissimo inoltre, il bis di Remedy, il pezzo che piu simboleggia lo stile hard'n roll sudista del gruppo.
Insomma, un concerto in cui si ha l'impressione di essere tornati indietro negli States degli anni settanta, insieme ad un pubblico che contava tra gli altri inglesi e francesi , accumunati dall'amore per una musica che non morirà mai, e che si riconoscono come fratelli e sorelle, senza distinzioni di sorta.

lunedì 20 giugno 2011

Yawning Man - Live Tago Mago (19/6/2011)



Quella degli Yawning Man è una formazione storica del panorama stoner e del desert rock. Il gruppo si è formato infatti, nel 1986, ed ha basato quasi tutta la sua carriera musicale sulle esibizioni live durante i Generator Party, delle feste organizzate in mezzo al deserto californiano, dove le luci e gli impianti audio erano alimentati mediante generatori a benzina, da cui presero il nome. In quest'ambiente, nasceranno tutti i gruppi che in seguito sono stati raccolti sotto il nome di Stoner Rock, tra cui i Kyuss, Unida, Hermano, Karma To Burn, Fatso Jetson e altri, i quali alla fine, contavano sempre sugli stessi musicisti e le loro relative collaborazioni.


Gli Yawning Man nascono prima di questa ondata, e sono riconosciuti come i maggiori influenzatori del genere (tanto che proprio i Kyuss hanno coverizzato un loro pezzo, Catamaran, nel loro ultimo disco, ....And Circus Leaves Town, dopo che al posto di Brant Bjork era subentrato alla batteria l'ex Y.M., Alfredo Hernandez, ed anche il chitarrista Mario Lalli, l'attuale bassista della formazione, ha registrato N. O. come chitarra solista in Welcome To Sky Valley, composta dallo stesso in una sua band precedente, dove militava anche il bassista Scott Reeder.) e sono piuttosto diversi stilisticamente parlando dal suono piu pesante, cupo ed arido a cui si è abituati sentendo parlare di stoner ora come ora. Il loro, è un sound piu psichedelico e arpeggiato, molto visionario, ottenuto grazie all'uso massiccio di delay, chorus e riverberi sulle chitarre, uniti ad una batteria potente e talvolta solista, e sostenuti da un basso continuo e lineare.




Veniamo ora al concerto di domenica sera.


L'invito che avevo ricevuto su Facebook parlava chiaro, ovvero, la formazione del gruppo doveva essere la stessa del disco Rock Formations, ovvero, Mario Lalli al basso, Gary Arce alla chitarra e Alfredo Hernandez alla batteria.


Ma una volta arrivati là, di Hernandez non c'era traccia, e mi è stato spiegato da un ragazzo che come me stava assistendo allo spettacolo, che sono già diversi mesi che l'ex Kyuss è stato allontanato dal gruppo, a causa dei suoi frequenti problemi con la cocaina, che lo rendevano inaffidabile durante i concerti e terribilmente dannoso ai fini della band.




Al suo posto, un nuovo batterista di cui non conosco il nome, ma di cui posso raccomandare l'assoluta bravura, e a detta di chi aveva visto il gruppo anche con Hernandez, questa nuova formazione è nettamente migliore grazie al cambio di drummer.


A parte questa piccola sorpresa, che sulle prime ci aveva lasciato un po delusi, il resto del concerto è stato impeccabile.


Arce utilizzava una fender jaguar  tramite una testata Orange e pedali Boss quali chorus e digital delay, in modo da impastare bene il suono cristallino ma potente della sua chitarra, mentre Mario Lalli sfoggiava con fierezza un Jazz Bass Fender bianco con un adesivo "I LOVE SARDEGNA" di tutto rispetto, e si sono lasciati andare nell'esecuzione di molti brani proveniente dal loro primo disco, tra cui Ground Smell, Sand Whip, Airport Boulevard, Advanced Darkness e Perpetual Oyster, dovendo purtroppo tralasciare il classico Catamaran per ragioni d'orario, avendo infatti a disposizione appena un ora di tempo.


Dopo il concerto, sono riuscito a strappare un autografo sia da parte di Gary Arce che da Mario Lalli, con tanto di dedica che custodirò gelosemente (Hey Gabs!) sulla copertina di Rock Formations, e parlando proprio con Lalli, ho avuto notizia della possibilità di un ritorno in tempi brevi del gruppo in Italia, probabilmente ad Ottobre. Perciò, non fatevi scappare l'occasione!

mercoledì 8 giugno 2011

Sleep - Sleep's Holy Mountain




Matt Pike alla chitarra, Chris Hakius alla batteria e Al Cisneros al basso ed alla voce. Sono solo in tre, ed hanno all'attivo una manciata di dischi pubblicati durante la prima metà degli anni '90, ma questi tre californiani sono, insieme ai Kyuss, i gruppi definitivi dello stoner rock!

Proprio Holy Mountain ne è l'esempio, essendo il secondo disco in studio, pubblicato nel 1992, troviamo la maturità del gruppo e il perchè della loro incredibile influenza su tutta la scena stoner contemporanea.


Gli Sleep nascono come quartetto nel 1990, e si fanno riconoscere immediatamente grazie al loro amore per il sound distorto degli anni '70, ispirandosi sopratutto ai Blue Cheer ed ai Black Sabbath, sviluppando un suono pesante e cupo, di chiara derivazione doom, in misure molto maggiore rispetto ai loro comprimari Kyuss.



La direzione intrapresa è già manifesta grazie al primo disco, Volume 1, quando ancora il gruppo mostrava due chitarre, ma in seguito, il secondo chitarrista, Justin Marler, lasciò per dedicarsi alla vita monastica.


Ora, il gruppo è pronto, con uno stile ed un attrezzatura molto selezionata (Pike non nasconde il suo amore per le Gibson Les Paul e amplificatori Matamp Green) ed una vena creativa in piena attività, il mondo vede (o meglio, sente) Holy Mountain


Il disco è fenomenale, e si apre con uno degli intro di chitarra piu caratteristici del nuovo panorama metal, grazie all'epocale Dragonaut, dove il suono cupo e agonizzante della Les Paul di Pike fà da protagonista, insieme alla voce spettrale di Cisneros.




Già da questo pezzo si può sentire come lo stoner del gruppo abbia due influenze principali : I Black Sabbath e la Marjiuana!


The Druid ha di nuovo la fluente pesantezza Sludge del primo pezzo, con un po di ossessività in piu, e si differenzia grazie al cambio di direzione che la canzone assume intorno ai 2 minuti, dando spazio ai begli assoli di Pike, mentre la formula diventa piu metallica con Evil Gypsy/Solomon's Theme .


Some Grass è a mio parere, uno dei punti forte del disco, grazie all'efficace formula di stoner acustico che in pochi gruppi sono riusciti a distillare, guarda caso, l'altro sono proprio i Kyuss. Lo stacco è brevissimo (nemmeno 50 secondi), eppure riesce a caratterizzare la natura del gruppo, tanto pesante quanto divertente.


Ottimo lavoro anche con Aquarian, ma quando si arriva alla title track si rasenta l'incubo, tanto che si fanno ossessive la chitarra ed il basso, uniti in questa pesantezza.


Ma è con la title track che raggiungiamo un altra vetta nelle composizione del disco, grazie ad una cavalcata furibonda (anche questa volta divisibile in due parti distinte) di 8 minuti di pura distruzione stoner.


In Inside the Sun tornano a dominare i ritmi lenti e pesanti del doom, con un tocco di malvagità in piu, mentre in From Beyond si rasenta l'epicità, dove il gruppo si lascia andare a deliranti riff estenuanti e oppressivi.


E la formula non cambia nemmeno nell'ultimo, lento e pastoso pezzo, Rain's Baptism.


Insomma, è quasi impossibile descrivere singolarmente ogni pezzo, visto che il disco potrebbe, e dovrebbe, essere ascoltato come un unico, lungo e delirante pezzo di stoner purissimo!

sabato 4 giugno 2011

Southern Rock: All'ombra della confederazione

Salve a tutti. In questo articolo volevo parlare di un argomento molto dibattuto nell'ambito musicale, e che si dilunga ormai da anni, ovvero, la questione del Southern Rock. La questione, riguarda le critiche che accuserebbero questo genere, di razzismo e di un orientamento politico tendenzialmente di destra.



Per analizzare la questione, è giusto fare una breve sintesi dell'epopea Southern.


Il genere, cosi come lo intendiamo ed è definito oggi, nasce negli anni '70 in un area delimitata nel sud degli Stati Uniti. Stilisticamente parlando, si tratta di una fusione di Blues, Rock'n Roll, Soul e Boogie. I gruppi storici, grazie alla quale oggi possiamo parlare di questo tipo di musica, sono gli Allman Brothers Band, iniziatori di lunghissime Jam di stampo blues, molto influenzati dalla stagione hippy di San Francisco, i Lynyrd Skynyrd, il gruppo che definisce ed istituzionalizza le caratteristiche, fondendo il boogie rock al blues, lontani eppure vicini all'hard rock dei '70, grazie alla quale il Southern ottiene un grande successo di pubblico e commerciale, la Marshall Tucker Band, che partendo dal country, aumentano il campo d'azione e lo saldano agli stati del sud, e i Wet Willie, piu "neri", attingendo dal R&B, dal funky e dal Soul. Nella seconda ondata, queste sonorità saranno estremizzate fino a toccare temi piu Hard'n Heavy, con i Molly Hatchet ed i Blackfoot, oppure subirà l'influenza dell'AOR, con gruppi come i 38 Special o l'Atlanta Rythm Section.







Gli anni '90 donano nuova linfa al genere, grazie a giganti del calibro di Black Crowes, Gov't Mule, e piu avanti, i North Mississippi Allstars, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove le influenze del sud si sentono anche in gruppi della nuova guardia, come i Black Stone Cherry.







La nascita della questione razzista è quasi immediata, e sostanzialmente, il tutto è partito dall'attitudine molto sudista dei membri dei relativi gruppi, ovvero, i vestiti da cow boys o da pistoleri, un grande senso patriottico nei confronti degli stati confederati, e sopratutto, l'uso incessante della bandiera sudista nei concerti.


Prorpio quella bandiera rievocava nella critica e nel pubblico perbenista, l'ombra del razzismo e dello schiavismo che tanto era stato presente, e che ancora lo era ed è, a sud del Mississippi.


Ma cosa poteva esserci di fondato in questo?


Come ha piu volte detto Ronnie Van Zant in difesa, "è solo una questione di immagine. Non c'è niente che possa essere ricondotto al razzismo".


Non a caso, prendendo in esame proprio i due gruppi portanti di tutto il genere, Allman e Lynyrd, appare evidente che si tratta di una serie di accuse infondate. Gli Allman erano sostanzialmente l'equivalente sudista dei Quicksilver Messenger Service, fedeli agli ideali di pacifismo ed uguaglianza razziale, con gli stessi sentimenti di collaborazione e fratellanza con gli altri musicisti dello stesso ambiente, e come se non fosse abbastanza, il gruppo fin dalle sue prime incarnazioni, è sempre stato a componenti multirazziali, un po come per i Little Feat, mentre i Lynyrd nascono praticamente come un gruppo Hippy lontano dalla capitale del movimento, sostentendo l'inutilità delle armi e della violenza, denunciando il tutto in molte canzoni (Saturday's Night Special), scrivnedo canzoni che inneggiano alla libertà ed all'uguaglianza, ed accusando apertamente la situazione segregazionista che vigeva ancora in stati come l'Alabama (The Ballad Of Curtis Loew).




Ad animare le dicerie sul presunto razzismo di questi gruppi, sono stati sopratutto i fan piu estremi. D'altronde, che il sud abbia una mentalità piuttosto conservatrice, non è segreto per nessuno, e nonostante la presenza di una forte maggioranza progressista, si tende sempre a puntualizzare sulle mele marce, anche quando si tratta di una minoranza.

Per quel che riguarda gli ultimi anni, gli spiriti neo hippy che hanno dato origine al Southern, e che, insieme ad altri fattori, hanno reso possibile il suo accostamento alla stagione della Summer Of Love, si sono andati sempre piu diminuendo, basti pensare all'attuale formazione degli Skynyrd, che seppure sempre grintosa musicalmente, tira fuori orrori del tipo dischi natalizi e canzoni che inneggiano alla grandezza delle armi, fregandosene di quello che era il gruppo di Ronnie, ma senza comunque poter essere accusata di razzismo, sentimento veramente aborrato da tutti gli esponenti della corrente.


Sulla bandiera sudista, è comunque giusto ricordare il vero significato che l'età dell'oro gli aveva attribuito, ovvero, ribellione, rivolta contro la società. Quella bandiera, era ciò che di piu politicamente scorretto e allo stesso tempo, patriottico si potesse adoperare negli anni '70 in quelle nazioni, e non era certo l'unico. Hell's Angel's in tenute tedesce e svastiche non erano una novità nei '60, e nonostante le bassezze di cui erano responsabili, il razzismo non rientrava tra essi, e nessuno accuserà Jorma Kaukonen degli Airplane di razzismo per via di una vistosa svastica sfoggiata a Woodstock, per il semplice motivo che si trattava di lotta al sistema, e non di sentimenti razzisti.

E come ultima analisi, quanto si possono prendere seriamente queste accuse contro un genere, che cosi tanto è influenzato dalla musica piu nera del mondo?


A voi le conclusioni amici, alla prossima. E ricordate.





The South Will Rise Again....