giovedì 24 marzo 2011

Monster Magnet - Dopes To Infinity



Nel panorama dello stoner rock, i Monster Magnet rappresentano, molto piu dei successivi Queens Of The Stone Age, il lato del successo commerciale del genere.

Il gruppo è guidato dal cantante/chitarrista Dave Wyndorf, che tuttora manda avanti la baracca, tra alti e bassi, che riesce a giocare le sue carte attingendo quanto basta al passato, con un occhio verso il futuro.

Il disco-simbolo del gruppo, e non a caso, essendo il loro miglior lavoro, esce nel 1995, diversi anni dopo la nascita del gruoppo, e 5 dopo l'esordio discografico, ed è un fresco ed interessante lavoro, che riesce ad unire i riff dei Black Sabbath in un ambito piu psichedelico e spaziale, con le obblighe chitarre-due-toni-sotto e tonnellate di wahwah, un autentico incrocio di heavy metal incupite e una sonotià tipo Hawkind.

Non a caso il disco esce nel 95, dopo che il polverone della Palm Desert Scene, con i suoi Kyuss, Fu Manchu, Sleep e derivati, hanno definito il genere dello stoner, e quando già si assiste alla nascita di autentici pilastri come gli Orange Goblin e gli Electric Wizard, dall'altra parte dell'oceano, nella verde Inghilterra.
Potendo godere di una conoscenza già in espansione di quello che è il suono stoner, i Monster Magnet riescono a trovarne i punti forti, anche riattingendo al proprio repertorio, già notevole, ed a sfruttarli riuscendo ad unire il buon gusto e la ricerca sonora, ma riuscendo a dosare il tutto in modo da rendere il disco accessibile anche a chi di stoner non è pratico.

I pezzi sono tutti ben riusciti e di grande impatto, a partire dall'omonima Dopes To Infinity, "drogarsi all'infinito" piu o meno, ed il succo è sostanzialmente quello. Il riff è metallico quanto basta per essere graffiante e memorabile, con un ottimo lavoro di squadra del gruppo, chiaramente di influenze Sabbathiane, mentre la seconda traccia, Negasonic Teenage Warhead strizza gli occhi allo space rock, esplorando angoli di musica fin ora lasciati nell'ombra.

Anche il quarto pezzo, All Friends and Kingdome Come, ha una sonorità maggiormente psichedelica/orientaleggiante, ma i ritmi piu pesanti ritornano nel pezzo successivo, un heavy/space eccentrico ed affascinante, un autentico mantra stoner, ben definito ed ossessivo, nella tradizione stoner.

In Blow 'em Off, Dave ci regala invece un ottima dimostrazione acustica, una cavalcata da autostrada irrinunciabile, un aspetto dello stoner rock che troppo spesso viene lasciato da parte, il suo lato piu acustico, riallacciandosi alle radici su cui poggia, dominato, anche in quest'aspetto, dall'immortale Space Cadet dei Kyuss.

Il disco procede con cambi di lento, veloce, un tira e molla ipnotico, prendendo occasionalmente qualche manovra piu ecentrica, ed andando piu vicini ai cugini grunge, ma senza mai raggiungere livelli di sperimentazione eccessivi.

Pezzi come King of Mars e Dead Christmas rimangono ancora oggi dei veri e propri classici del genere e del gruppo, mostrando una vasta vena compositiva, con episodi piu psichedelici, Theme From Masterburner, e la conclusione in grande stile con Vertigo, inquietante e visionaria, e con l'obbliga, ghost track finale.

L'unica pecca che rimane dopo l'ascolto del disco, è una sensazione di studio nei confronti dei brani, che non trasmette la stessa spontaneità di altri pilastri stoner. Forse per questo, il disco, ed il gruppo in se, risultano meno quotati ed apprezzati nell'ambito puramente stoner.



Nonostante ciò, rimane un album che non può assolutamente mancare a chi si interessa del genere, e presenta spunti e livelli artistici, che ancora non sono stati eguagliati.

lunedì 21 marzo 2011

Queen - Jazz


L'album "Jazz" del grandissimo gruppo britannico è forse uno degli album più sottovalutati nella storia del Rock. Un peccato, perchè pur non essendo uno dei migliori lavori dei Queen, è sicuramente quello che tende di più all'Hard Rock. Quando uscì (1978) venne molto accusato dalla critica di essere un album volgare, commerciale e persino "fascista". Tutte stupidaggini: i Queen semplicemente in questo album hanno giocato moltissimo sull'autoironia per sminuire tutti i "miti" del rock, creando un album discreto e piacevole.


La copertina riprende un murales visto dal gruppo sul muro di Berlino. Evidentemente i quattro furono molto colpiti da esso, tanto da ritenerlo meritevole della copertina.

Ma parliamo dei brani.

-La prima traccia, Mustapha, è un brano in tre diverse lingue, con sonorità hard rock alternate ad atmosfere orientali. Un brano molto originale, in cui Brian May suona in maniera ottimale.

-Dopo Mustapha, troviamo Fat Bottomed Girls, uno dei singoli estratti dall'album. Testo strano e se vogliamo banale (una canzone sulle ragazze col sedere grosso quanto può essere seria?), ma canzone ottima nell'insieme, una sorta di marcia rock.

-L'album continua con Jealousy, una ballata lenta, tipica dei Queen. Molto probabilmente una delle migliori ballate del gruppo.

-Arriviamo poi a Bycicle Race. Ci furono due video musicali di questa canzone, uno dei quali censurato, mentre l'altro venne comunque fortemente criticato per la presenza di donne nude che gareggiano in una gara di biciclette. E' forse a causa di questo pezzo "scandaloso" se l'album venne criticato aspramente (non solo per il video, ma anche per il testo: "Tu dici coca, io dico ina" eccetera), ma è nettamente un pezzo degno dei migliori Queen.

-Giungiamo dunque a If You Can't Beat Them, del bassista John Deacon. Pezzo spensierato ma rock al punto giusto, si fa ascoltare piuttosto piacevolmente.

-Passiamo ora a Let Me Entertrain You, una delle canzoni più trascinanti dei Queen e del panorama rock. Nei Live Freddie dava il meglio di se su questo pezzo. In assoluto un grandissimo brano che tutti dovrebbero conoscere.

-E ancora, Dead On Time, pezzo scritto da May (e si sente!). Pezzo veloce, May va a tutta birra, come anche Freddie, con un cantato rapido e frenetico. Altro pezzo stupendo.

-Ancora un pezzo di Deacon ci attende, In Only Seven Days, un brano lento e di poco spessore se comparato coi pezzi più rockeggianti dell'album. Comunque, un buon brano, che crea un bel feeling.

-Ed eccoci all'unico brano con parvenze Jazz dell'album: Dreamer's Ball. Un brano semplice, spensierato, che si discosta dai precedenti. Un brano che nell'insieme funziona e piace.

-Ma Roger Taylor aveva avvisato: nei Queen ci dovrà essere anche della disco music. Ed è con questo pezzo, Fun It, che si fa sentire. Per quanto possa sembrare, questo brano cantato da Freddie e Roger, funziona. Anche se si è dei puristi del rock, è innegabile che sia un ottimo pezzo, per quanto adatto anche alla massa di ascoltatori "commerciali". Se tutta la disco music fosse stata così...

-Continuiamo con un altro pezzo lento, Leaving Home Ain't Easy. Musicalmente non è niente di più dei pezzi soft analizzati prima, ma è probabilmente il più importante a livello di tematica: il brano parla infatti di quanto sia difficile lasciare la propria casa quando non si ha altra scelta.

-Arriviamo quindi al pezzo più famoso estratto da questo album: Don't Stop Me Now. Tipico esempio di Rock 'n' Roll melodico, dove Freddie dimostra tutta la sua bravura. Pezzo impossibile da odiare (anche se c'è da dire che l'orda di pseudo-fan dei Queen, che conoscono giusto tre pezzi, mette a dura prova i veri fan).

-E' con tristezza che devo scrivere che l'album si chiude in maniera orrenda. Vi è infatti un altro brano, No More Of That Jazz, che altro non è che un brano simil hard rock composto da Taylor, in cui vengono poi ripresi pezzi dagli altri brani dell'album. Decisamente di cattivo gusto, specie se pensiamo che l'album non era affatto scarno di brani, anzi.

Per concludere, Jazz venne subito accantonato da quasi tutti a causa delle critiche, ma analizzandolo attentamente ci possiamo accorgere che è un ottimo lavoro della band britannica, e possiamo affermare in tutta tranquillità che chiuse lo splendido periodo anni 70 dei Queen, che ritroveremo poi negli anni 80 con l'album The Game.

sabato 19 marzo 2011

Plagi?

Salve a tutti!
Sono il nuovo collaboratore del blog, Innuendo94. Come primo "articolo" vi voglio proporre alcuni dubbi che si sono insinuati in me, ascoltando alcuni brani (rock e non) e vedendo alcuni video. Ho trovato delle somiglianze piuttosto strane. E' pur sempre vero, come si dice nel Blues, che "Le note sono 7", ma possibile trovare canzoni con riff identici o quasi?
Ecco qualche esempio.

-Il primo dubbio riguarda un pezzo degli Humble Pie, "I don't need no doctor" (che in realtà è una cover di una canzone del grandissimo Ray Charles), e uno degli Airbourne, "Diamonds In The Rough". Già dai primi secondi possiamo accorgerci che le due canzoni sono molto simili (oserei dire identiche).

-Il secondo dubbio, invece, ci porta ai grandissimi Pink Floyd. Infatti, l'intro di "Let There Be More Light" assomiglia tantissimo all'inizio di "Taste In Men" dei Placebo.

-Altro dubbio: "If I could fly" di Joe Satriani e la famosissima canzone dei Coldplay "Viva la vida". Qua comunque la somiglianza è meno marcata.

-Continuiamo con un brano degli Offspring, "Pretty Fly". Questo brano probabilmente è piaciuto molto a Vasco Rossi, basta sentire il suo pezzo "Cosa Vuoi Da Me".
Offspring (dal 20esimo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=Bi5sbj3JhLk

-Adesso scoppierete a ridere molto probabilmente. Un pezzo dei famosi Alter Bridge, "Coming Home", è molto simile a "Non Ti Scordar Mai Di Me" di Giusy Ferreri.
Alter Bridge (terzo minuto) : http://www.youtube.com/watch?v=l_p6y0V7X10

-E ora, un tuffo nella musica Italiana. Chi non conosce "Hanno Ucciso l'uomo ragno" degli 883? Beh, sentite un po' "Love At First" di Joe Yellow.

-Siamo quasi alla fine dell'elenco, e tocca ai Guns n' Roses, con "Sweet Child O' Mine", e Ligabue, con "Happy Hour". Somiglianza che si sente subito.

-Per finire in bellezza, un "plagio" a CATENA! "Forever Free" degli Stratovarius sarebbe stato, infatti, ripreso più e più volte da diversi artisti! Ecco i link:
Peter Punk (dal primo minuto): http://www.youtube.com/watch?v=dI8ihBo7uBQ
As I Lay Dying (dal primo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=y1jE5mTTu64
Sum 41 (dal primo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=e4dyIMhG4J4

A voi le conclusioni. Non accuso nessun artista, ma è innegabile che queste canzoni si somiglino un po' troppo fra loro.

Al prossimo articolo,
Innuendo94

Queens Of The Stone Age - Lullabies To Paralyze



Un gruppo anomalo quello dei QOTSA. Ma d'altronde, cosa ci si può aspettare da un leader anomalo come Josh Homme?


Il buon Joshua è stato piu volte nominato all'interno di questo sito, essendo il chitarrista e membro fondatore dei Kyuss, il gruppo leggendare della Palm Desert Scene, e piu in generale, i pionieri indiscussi dello Stoner Rock.

Josh formò i QOTSA pochi anni dopo la fine del "gruppo del deserto", nel 1997, dopo due anni di quasi inattività artistica, suonando come chitarrista ritmico per gli Screaming Trees, gruppo grunge dello stato di Washington, che però poco aveva in comune con lo straordinario genio compositivo di Homme, e che perciò portò alla sua inevitabile dipartita, ma che tutto sommato, fece conoscere al chitarrista il cantante/chitarrista/bassista Mark Lanegan, che piu avanti lo avrebbe affiancato in vari dischi dei QOTSA.

Con la formazione del gruppo, Homme iniziò subito un andamento molto jammato nella creazione dei pezzi e della band, avvalendosi spesso di collaboratori di alto calibro, e senza quasi mai mantenere una formazione standard, un po come succedeva con le Desert Sessions, ma in modo piu compattato.

Laddove le Desert Sessions sono jam stoner/alternative con richiami psichedelici e create sul momento, i dischi dei QOTSA hanno una gestazione piu raffinata e con sonorità che spaziano piu apertamente nei generi.

Con i QOTSA, Josh trovò finalmente il giusto riscontro e successo di pubblico e critica che non ebbe (almeno non abbastanza) con i Kyuss, abbandonando però, quel suono di stoner desertico che tanto ha fatto innamorare i fan da lasciarli ancora li ad aspettare un rientro di Homme nella nave madre californiana.

Lullabies To Paralyze è il quarto disco della band, uscito nel 2005 dopo la dipartita di Nick Olivieri, e vede la partecipazione di Billy Gibbons, chitarrista degli ZZ Top.

I brani presenti in questo disco spaziano nei generi piu spaziali sperimentati da Homme, e spiccano alcuni pezzi come Someone's In the Wolf, apocalittica e metallica, In My Head, pezzi spaziali e con grandi echi stoner, riproposte delle Desert Sessions, come Like A Drug, e sarebbe praticamente impossibile cercare di identificare l'album con una semplice etichetta discografica.


Un simile calderone magico non può che essere raccontato attraverso i suoi ingredienti, e assaporato con un buon contorno di mescalina. Troviamo tracce di Grunge, Heavy Metal, Alternative Rock e Stoner, senza uno piu dell'altro, e senza che l'uno possa stare senza l'altro.


Un autentica dimostrazione di grandezza della band, seppur minore rispetto al precedente Songs for The Deaf, non manca di lanciare ancora di piu i QOTSA nell'olimpo del rock moderno.


Se vi sono piaciuti i Kyuss, troverete sicuramente tanta divertimento dall'ascolto di questo disco, senza che però vi aspettiate un Blues For The Red Sun dei 2000.
Se invece non vi sono piaciuti i Kyuss, fatevi e andate a riascoltarli.

martedì 8 marzo 2011

Jimi Hendrix

Su Hendrix si è detto e speculato a piu non posso, perciò era inevitabile ricordarlo anche qui, vista la sua importanza musicale, che, definire monumentale, è dir poco
Originario di Seattle, Jimi iniziò presto ad interessarsi di musica, ascoltando dischi R&B e suonando la chitarra quando ne aveva occasione a casa dei suoi amici, iniziando verso la fine degli anni '50, e proprio durante il servizio militare che prestò nei primi anni sessanta, conobbe quello che in seguito diverrà suo compagno di gruppo, Billy Cox.



Nei primi del decennio, Jimi si fece velocemente conoscere come musicista di grande talento, sviluppando uno stile unico e rivoluzionario, capovolgendo (non me ne vogliate per il doppiosenso) letteralmente l'approccio verso la chitarra elettrica, sperimentando dal blues al jazz, suonando in un gran numero di complessi, lasciandoli sempre una volta considerati "esauriti" .



La svolta avvenne nel 1966, quando Jimi fu scoperto dalla moglie di Keith Richards, Linda, e da li iniziò la scalata al successo commerciale e di pubblico, che portarono Hendrix a girare per Londra, conoscere personalità di spicco come gli Who o Jeff Beck ed Eric Clapton, ed a fondare la Jimi Hendrix Experience, con il bassista Noel Redding ed il batterista Mitch Mitchell.



Subito il gruppo pubblicò l'esordio con Are You Experienced? , un capolavoro di chitarra elettrica, per l'anno di uscita, vera e propria rivoluzione sonora, dove la psichedelia visionaria e blueseggiante di Jimi si unica alla sua voce ed alla grande prestazione della parte ritmica.

pezzi come Purple Haze, Third Stone From the Sun, Red House e Foxey lady sono a tutt'oggi, non solo alcuni delle migliori testimonianze del chitarrista di Seattle, ma anche alcuni dei migliori pezzi per chitarra mai scritti in assoluto.

La potenza di Hendrix ebbe modo di esser saggiata sul palco del Monterey Pop Festival, dove la stratocaster incontrò lo wah wah ed il feedback hendrixiano sconvolsero completamente il giovane pubblico americano, insieme alla spettacolare distruzione della chitarra, in un orgia di delirio che in pochi hanno saputo eguagliare.

La carriera di Hendrix, senza andare troppo nel dettaglio, visto che tutti conosciamo l'epopea del Re della chitarra, andò avanti facendo terra bruciata di ciò che si lasciava alle spalle, e nessuno rimase inattaccato dalla fenomenale abilità e rivoluzione musicale di Jimi, che sfornò capisaldi del rock come Axis: Bold As Love, Electric Ladyland, poi lo sfaldamento con l'Experience e la formazione della Band Of Gypsys, con la quale ritrovò l'amico Billy Cox e suonò a Woodstock nell'estate del 1969, e pubblicò il disco omonimo, e di disco in disco, il suono di Jimi cambiò, si fece piu raffinato, piu "nero", fino ad arrivare ad un funk rock d'avanguardia, ma purtroppo, le sue cattive abitudini ebbero la meglio nel 1970, quando Jimi morì, a pochi giorni dal festival dell'isola di Wight, in circostanze tuttora misteriose.

Ciò che ci rimane, è un eredità illimitata di chitarristi che, seguendo il suo esempio, ripresero la strada da dove l'aveva lasciata, ma nessuno è riuscito ad eguagliare veramente la sua grandezza e la sua ecletticità, in grado di dominare con facilità tutti gli stili in cui si cimentò, e risultando ad oggi, l'unico chitarrista che non è stato "vittima" della tecnica, che si è dovuto piegare ad essa, ed è invece stato lui a piegare tutto il resto al suo volere ed alla sua genialità, creando un suono unico, avanti ancora oggi anni luce, e che ha avuto influenze praticamente su qualunque stile musicale presente fino ad oggi.



Sicuramente, se ne avesse avuto modo, Jimi avrebbe portato avanti la musica a livelli che non possiamo nemmeno immaginarci, e chissà quanto avrebbe anticipato e quant avrebbe inventato, avrebbe allargato la frontiera musicale, ma quel che ci ha lasciato è stato il desiderio e l'insegnamento di osare, osare il piu possibile, e di non fermarsi mai piu del necessario.


Se non lo conoscete (ma ci credo poco), probabilmente il miglior modo per cominciare ad apprezzare il Dio della chitarra elettrica, è ascoltare Electric Ladyland, forse non il suo disco migliore, ma essendo il mio preferito tento la sorte proponendovelo comunque, oltre a procurarvi quante piu testimonianze live vi è possibile, in particolare, eccelse sono i live di Monterey e Woodstock.

giovedì 24 febbraio 2011

L'alienazione del Rock'n Roll

E' uno degli elementi caratteristici di molti, moltissimi artisti rock e dintorni. L'alienazione, il non sentirsi parte di qualcosa, l'estraneità di fronte al conformismo, ed il desiderio di evadere.

Da sempre, la musica rock è stata mossa dalla continua ricerca di nuove emozioni, di nuove esperienza, di abbattere ogni barriera che vi si ponga davanti.

Citando Star Trek, quello del rock, è un compito simile all'Enterprise : Arrivare là, con coraggio e determinazione, dove nessuno è mai stato fin ora.

E' una caratteristica comune di tutti i maggiori influenzatori, da Hendrix a Gilmour, di sperimentare ed andare oltre, senza fermarsi, fini a se stessi, ripetendo ciò che si è già conquistato, senza nulla togliere agli AC/DC ovviamente...

E' questo senso di smarrimento, di continuo bisogno di allargare le porte della percezioe, che ha condizinato artisti del calibro di Jim Morrison .



E' qualcosa che Huxley aveva predetto già 10 anni prima la rivoluzione psichedelica di San Francisco.


Qualcosa di fantastico e di orribile allo stesso tempo. Qualcosa che si ama e che si odia insieme. Qualcosa di cosi potente ed infinito che non si può quasi razionalizzare al nostro pensiero.

E' anche il sentimento che possiamo trovare nei generi piu "disturbati", della rivoluzione dei '90.

C'è nella ferocia animalesca del Grunge dei Nirvana, dei Pearl Jam e degli Alice In Chains. Ne parlano gli Smashing Pumpkins, i Sonic Youth ed i Nine Inch Nails, ed è uno dei motori dei Kyuss, spint dalla desolazione visionaria del deserto della California, dei Monster Magnet, nella continua ricerca di sperimetazione, e negli Sleep, nella fusione di una psichedelia pesante.

Alienazione vista come punto di riflessione, come una soglia da oltrepassare, da sconfiggere, e con cui convivere.

E' una sensazione profondamente ispiratrice, ed ha connotazione quasi romanticistiche, nella contemplazione della sconfinata potenza di una forza a noi superiore...

domenica 20 febbraio 2011

Dopes To Infinity

Salve a tutti amici. Quest'articolo servirà per fare il punto della situazone fin ora. Inanzitutto, sappiate (per chi non lo avesse ancora capito) che l'articolo precedente (Steve The Rock) era un semplicissimo falso di compleanno, ovvero, una celebrazione volutamente esagerata di un personaggio comunque fondamentale per l'hard rock in Versilia (Probabilmente, metà degli attuali rocker versiliesi non esisterebbe senza di lui), ed augurimo ancora gli auguri a Steve!
Riguardando indietro il blog, mi sono accorto che vi è sempre piu una schematizzazione delle cose. Solo recensioni di dischi e buona notte, come se la musica che ascoltiamo potesse fermarsi qui. Perciò ho deciso, a partire da questo mese, di ampliare i campi d'azione del sito, includendo recensioni di film musicali (Blues Brothers, School Of Rock, Dazed And Confused, Detroit Rock City, per intenderci) libri, scrittori o poeti inerenti la filosofia rock'n roll, riflessioni occasionali e quant'altro, ruotando comunque, sempre intorno alla solida base dei buon vecchi dischi, cambiando però piu frequentemente, il tipo delle recensioni (piu brevi e sinteti insomma, inutile perdere tempo nelle descrizioni troppo accurate, togliendo il gusto dell'ascolto).
Spero che questa inizativa venga apprezzata, e spero di continuare a scrivere su questo piccolo spazio, ancora a lungo, non tanto con l'illusione di essere letto, ma con la speranza di esprimermi.

G.

mercoledì 26 gennaio 2011

Steve The Rock

Salve a tutti, e bentornati! Benvenuti ad uno degli articoli piu importanti di questo sito, per tre motivi, i primi due ve li dirò ora, per l'ultimo dovrete aspettare qualche giorno.

Allora, prima di tutto quest'articolo deve il suo prestigio, al fatto che è uno dei pochi ce in tutto il web, ricordano una delle figure piu importanti del rock mondiale. Infatti, ho notate con dispiacere, che quasi nessuno ricorda questo personaggio nei grandi manuali del rock'n roll, e probabilmente nemmeno voi lo avrete mai sentito: stiamo parlando, di Mr. Steve the Rock!
Steve nacque a Tuscaloosa, in Alabama, il 27 gennaio 1950, sotto il nome di Steven Landreth, da genitori italo-americani. La sua scalata nel mondo del rock iniziò molto presto, quando, nel 1957, Elvis Presley vene in concerto a Tupelo, in Mississippi, dove il giovane Steven stava passando le vacanze. Da li, fu l'inizio di tutto. Steven cominciò a frequentare giovani e talentuosi musicisti, cominciando ad approfondire le radici della musica Gospel e Blues, oltre al Rock'n Roll. Tra gli anni che vanno dal 1960 ed il 1968, Steven viaggia attraverso l'europa, visitando la sua terra di origine, la versilia Toscana, stringendo amicizia con alcune delle personalità piu importanti del futuro panorama rock italiano, in particolare col fotografo Luca Silvestri, che deciderà, negli anni successivi, di seguirlo nei suoi viaggi. In questi anni, visitò molto spesso Londra, e fu partecipe dei primi concerti dei Rolling Stones, dei Kinsk, degli Small Faces e degli Who, e si narra, che proprio lui che, parlando con Pete Townshend dopo un concerto, suggerì al geniale chitarrista inglese, l'idea di una Rck Opera, ricordandolo anche in un intervista del 28 setembre 1968, con il giornalista di Rolling Stone, Jenn Wenner:

Pete Townshend: "Sai, fose non ci crederai, ma ho intenzione di scrivere un concept album deicato ad un ragazzo sordo, cieco e diabile....è ..è semplicemente assurdo penserai... ma, MIO DIO! una ROCK OPERA! non avrei mai potuto ideare qualcosa del genere, mai. Sono stato fortunato a incontrare quel giovane italo americano al Marquee di Londra.... se non mi avesse suggerito quest'idea, probabilmente ora sarei a suonare con i Monkees!"

A questo punto, Steven aveva capito quale era la strada che piu lo rappresentava: quello di produttore musicale. Da Londra, partì nel luglio 1969 per New York, e fu là, che nell'agosto dello stesso anno, ideò la possibilità di un festival musicale ed artistico insieme a Michael Lang, ciò che entrerà nella leggenda come il festival di Woodstock, ch fu reso possibile solo grazie alle sue molteplici conoscenze.


Ma l'intuizione di Steven non si fermò qui. Trascorso il successo monumentale del festival, Steven rinracciò un gruppo emergente che si distingueva per la fusione di Hard Rock e blues, e che stavano impazzendo in tutta l'America. Loro erano gli Zeppelin. Led Zeppelin.

Steven (che ormai era diventato noto come Steve the Rock) strinse subito grande amicizia con Jimmy Page, e suggerì piu volte alcune sue idee che riscosserò grande successo. Fu infatti per merito di Steve The Rock che Robert Plant e Jimmy Page focalizzarono la loro attenzione sugli stacci elettrici acustici di pezzi come Over The Hills And Far Away, That's My Way e Stairway To Heaven.


A questo punto (siamo nel 1971), la leggenda di Steve the Rock era iniziata. Steve divenne immediatamente uno dei produttori piu presigiosi e ricercati del panorma rock. Aveva solo 21 anni, ma vide giusto in tante occasioni.

Fu proprio lui, che in questi anni, si affiancò a nomi come Lynyrd Skynyrd, i quali gli dedicheranno proprio Sweet Home Alabama, nonostante siano un gruppo della Florida, i Pink Floyd, che gli devono tuttora il successo di Wish You Were Here, e sostenne anche artisti come i Jethro Tull ed i Ten Years After.

Nel 1974 prese sotto la sua ala gli UFO, appena dopo l'ingresso del genio della chitarra, Michael Schenker, a cui suggerì l'uso di una Gibson Flying V, chitarra che Steve The Rock ha sempre reputato essere la migliore al mondo, ben piu che una banale fender stratocaster o di una Les Paul.

Sempre a lui si deve l'adozione di un immagine ai limiti dell'eccesso e dell'eccentricità di David Bowie (molti ed eminenti critici Rock come Arnold Green o Peter L. McBac sostengono che l'opera Ziggy Stardust abbia com soggetto Steve The Rock)

Questi furono gli anni d'oro, in cui Steve poteva dirsi tranquillamente, figura cardine di gran parte del panorma Hard Rock mondiale. Ma purtroppo, negli anni 80 le cose degenerarono. I Led Zeppelin si erano sciolti, e Steve ne era rimasto altamente turbato, gli Who avevano perso Keith Moon, il suo grande amico Michael Schenker aveva abbandonato gli UFO, Il suo compagno di bevute Bon Scott era morto, e il nome di Steve cominciava a cadere nell'ombra.

Durante la prima metà degli '80, Steve rprese a girovagare per il mondo alla ricerca di nuovi talenti, concedendosi saltuariamente, visite ai vecchi amici dei '70, insieme al compagno e fotografo Luca Silvestri, i quali videro il pontenziale di un gruppo emergente proveniente dall'inghilterra. Loro, erano gli Iron Maiden.
Tuttavia, ormai Steve era profondamente deluso dal panorma musicale degli anni 80, che sembrava aver perso la passione per il rock'n roll.

Le cose migliorarono col finire del decennio. Steve the Rock, in viaggio a Seattle, conobbe un giovane musicista che stava facendo notizia grazie al suo stile potente ed aggressivo. Si trattava di mr. Kurt Cobain. Steve the Rock legò immediatamente col giovane musicista, ed insieme crearono ciò che sarebbe uscito come Nevermind, uno dei dischi piu innovativi della storia. Con queste parole, Kurt ricordò Steve the Rock nel febbraio 1994, poco tempo prima di togliersi la vita.
Kurt Cobain :" il panorma degli ottanta era alla deriva. La gente impzziva per l'hair metal e per la disco, e tutto stava diventando finto e superfluo. Stavo perdendo passione amico, non riusciv piu a capire perchè dovess andare avanti per quella strada...poi...un giorno arrivò quest'uomo, Steve the Rock, un autentico messia del Rock'n Roll. Venne da me e disse: Fai Grunge. Mio Dio che genialità!"

In questi anni, Steve the Rock cominciò anche una discreta carriera come cantante, col suo stile tipcamente shoegaze, Steve And the Butterfly's Wings incendiava gli stadi di tutto il mondo.



Nuove collaborazioni si strinsero, e molti artisti del passato chiesero il suo appoggio per il rientro in scena, come Dr. John, con la quale Steve si esibì al New Orleans Jazz'n Punk festival, oppure Ozzy Osbourne, che proprio da Steve prese l'idea di mangiare un pipistrello.


Ozzy Osbourne :" ero veramente a corto di idee. Il mio ultimo disco era stato un fiasco, ed avevo bisogno di una nuova idea per andare avanti. Chiamai The Rock, che mi disse candidamente - trucida un bel pipistrello sul palco. Vedrai, andrà alla grande!- .

Sul momento mi sembrava un idiozia....ma alla fine fu grandioso!"










Nel 1991 inoltre, Steve The Rock si sposò con la regina del proto deah folk punk-pop, Crystal Chrissy, con la quale è tuttora legato.



Per quel che riguarda gli ultimi anni, Steve continua ad essere tra i massimi eponenti del panorama hard'n blues metal del mondo, grazie ad una cerchia di fedeli collaboratori di grandissima esperienza, come il già citato critico e fotografo Luca Silvestri, il gruppo spalla di Steve the Rock, i Butterfly's Wings, l'artista e pittore Sauro "the lizard king" Dazzi, il poeta gallese e cantautore blues, Daniele "Muddy Dan" Gigli, il roadie Dario "Symphony Of Destruction", il tecnico del suono e vignettista del New York Times, Marco "Pink Floyd" Francesconi, che collaborerà per la scenografia del "the Wall tour 2010/2011" di Roger Waters, il critico e sassofnista Nicola Fontana, il latitante Lorenzo "El Chico" Bacci, il bassista e modello di D&G Francesco "Happyness" D'Angiolo e tanti, tanti altri.

Quindi, se siete in cercadi un contratto, o volete incontrare un vero simbolo del rock'n roll storico, cercate di rintracciare Steve The Rock, a cui l'intera redazione di "in Through the out Door" fa gli auguri, essendo questo articolo pubblicato il 27 gennaio 2011, appena in tempo per il suo 61esimo compleanno, e giustificando il secondo motivo per l'importanza di questo articolo.
Ronnie Van Zant :" Steve ci diede la possibilità di lanciarci come gruppo. Dedicargli Sweet Home Alabama era il minimo"
Robert Plant : "A Knebworth nel 1979 eravamo tutti molto preoccupati dalla possibilità di fare fiasco. Ma quando vidi arrivare in elicottero Steve per essere con noi, capii che ce l'avremmo fatta"
Pino Scotto : " Le palle si vedono alla lunga distanza, e Steve le ha dimostrte fino in fondo, non come marco carta o alessandra omorosa o quel che cazzo è. Vai Steve. E tutti voi, fottetev, pezzi dimmerda"
Frank Zappa: " A Los Angeles nel 1976, non eri nessuno se non eri con Steve"
David Gilmor: " non è una questione di avere una grande attrezzatura. Non si diventa Steve the Rock con una fender stratocaster."
Michael Schenker : " Se oggi uso ancora una flying v, lo devo solo a lui. Che Do lo benedica."

Grazie mille Steve! E tanti, tantissimi auguri, da me e dal resto della redazione (Edoardo "PFM" Cosci) !

domenica 9 gennaio 2011

Black Mountain - Wilderness Heart

"A volte è bello venire qui negli Stati Uniti, venire sulla Terra.... poi torneremo a casa, in Canada. Nello Spazio"





Salve a tutti fratelli di Rock'n Roll! Benvenuti al primo articolo di questo 2011 che è appena iniziato, e che speriamo di continuare nel nostro modo di essere, ovvero, con tanta tanta buona musica. Nello stereo, e nel cuore.

Quello dei Black Mountain è un viaggio che ha avuto inizio già da qualche anno. E' infatti del 2005 il primo disco omonimo, che ci presenta un gruppo che non ha paura di osare, di ripescare nella musica dei favolosi '70, per attualizzare quel concetto di musica, e di portarlo al massimo, di sperimentare e di mettersi in gioco. Tuttavia, sarà un giudizio personale, ma "Black Mountain" a mio parere, è un disco che ci dice soltanto che questi ragazzi, hanno un futuro, ma che non sono ancora maturi. Nonostante la genialità compositiva dietro quel disco, manca qualcosa per renderlo un grande disco di rock psichedelico, nonostante le grandi tirate stonerizzanti, i pesanti ed osessivi riff (ancora una volta ringraziamo Mr. Tony Iommi ed il suo "Master of Reality") non sono sufficentemente calibrati per durare al peso degli anni.

Il secondo disco, "In the Future" è stato invece molto piu amato dalla critica, che ha cominciato a riconoscer loro i meriti di un grande grupo emergente, ma sfortunatamente io non sono ancora stato in grado di ascoltarlo, quindi non posso dare un giudizio.

Posso però dirvi che quando ho preso "Wilderness Heart" ero molto scettico al riguardo, e mi aspettavo poco e niente da ciò che avevo sotto mano.

Quanto mi sbagliavo...

I Black Mountain, decisamente si sono dati da fare nello sfornare questo nuovo lavoro in studio, e gli anni di gavetta tra i locali e gli stadi si fanno sentire.

Per la produzione del disco, i BM si sono affidati a due diversi produttori, uno specializzato nell'arricchire le sonrità con grandi trovate acustiche, e l'altro, un seguace della dottrina "less is more", ovvero, incaricato di spolpare ogni pezzo da ciò che non è necessario. Insomma, due produzioni piuttosto distinte, che si sono trovate a completarsi a vicenda, hanno caratterizzato tantissimo il disco, che è stato definito dai suoi stessi creatori, come il piu "metallico" della loro carriera.

La prima traccia è stata ampiamente pubblicizzata, ed è divenuta subito molto popolare, grazie al video che viene spesso proposto dalle TV musicali.

Il pezzo è "The Hair Song", bellissimo brano, forse troppo "commerciale" a seconda dei gusti, perde nella ricerca sonora che caratterizzava il gruppo, ma niente paura, lo spirito della sperimentazione non mancherà a nessuno una volta arrivai a "Old Fangs", il secondo brano, piu pesante e cupo nelle chitarre, piu spaziale nelle tastiere e nei sintetizzatori, piu epico nel duetto vocale tra il cantante/chitarrista Stephen McBean (un "Grande Lebownski" piu serio e canadese) e la vocalist Amber Webber.




Il suono del gruppo si può descrivere bene come un hard rock classico, farcito con i primi dischi dei Black Sabbath e tonnellate di echi Stoner, sopratutto riscontrabile nei pezzi di basso e batteria, e non manca un lato acustico/elettrico tipicamente Zeppeliniano, come nei pezzi "Radiant Hearts" e "The Space Of Your Mind", dove si ritrovano anche elementi di blues e folk
americano, e ovviamente, le onnipresenti sonorità psichedeliche, come in "The Way To Gone".

I pezzi piu pesanti sono sicuramente "Let Spirits Ride" (chi ha dimestichezza con "Neon Knights" dei Sabs di Dio non avrà problemi a riconoscervi una gradissima influenza nei riff) e "Rollercoaster", dove il confine con lo stoner si assottiglia sempre di piu.

Ed ancora, incredibilmente toccanti ed armoniche, sono le malinconiche ballate acustiche di "Buried By The Blues" e "Sadie"


Questo disco è una di quelle uscite che mi fa capire che c'è ancora possibilità per la musica oggi, alla faccia di gruppi come gli Airbourne, capaci solo di rubare riff agli AC/DC, o ad altri coetani, che vedono nell'estremizzazione del suono e della velocità la chiave per un gruppo capace di esprimere ancora qualcosa.

I Black Mountain, seppur nei loro limiti, sono uno dei grandi gruppi di ora, che non possiamo permetterci assolutamente di perdere

mercoledì 29 dicembre 2010

Dennis Wilson - Pacific Ocean Blue



Salve a tutti Fratelli di musica, e benvenuti all'ultimo articolo di questo 2010 che ha segnato il ritorno del nostro sito, e per concluderlo, ho scelto un disco che spero possa piacervi tanto quanto è piaciuto a me.
Il disco, è Pacific Ocean Blue, il primo disco solista di Dennis Wilson, l'ex batterista dei Beach Boys (ma che ben poco ha da spartire con i vecchi ragazzi da spiaggia di tanti anni prima).
L'album fu il primo poubblicato come solista da uno dei membri egli scioltisi Beach Boys, ed uscì nel 1977, riscuotendo immediatamente un grande successo commerciale.
Descrivere la musica di questo disco non è facile, poichè si tratta di canzoni non ordinarie, e che non corrispondono ad un particolare schema compositivo, e giocano il loro forte nella composizione nata attorno agli arrangiamenti di pianoforte che Dennis buttò giu quasi per scherzo.
La musica di questo disco ha il potere di trasferire le emozioni che provava all'epoca il batterista, e come dissero del disco, "ancora oggi, dpo 30 anni dalla sua uscita, Pacific Ocean Blue trasmette l'idea di un uomo in pace con se stesso e con la vita".
La prima traccia è senz'altro, a mio parere, la migliore in assoluto, un incredibile pezzo di grande impatto, è una specie di love song, che però è diretta verso il fiume, verso il mare, verso quella libertà e sconfinatezza che agli uomini è permesso solo di immaginare, senza mai poterla possedere, denunciando la vita di città, ed elogiando la pace e la serenità della natura.
Intensa come poche, River Song è senz'altro quella canzone, che se anche non vi interessasse il disco in se, bisogna ascoltare.
La seconda, What's Wrong, è un pezzo che prende le sue radici nel R&B, molto piacevole ma senza bissare la passione della prima, Moonshine invece, è un pezzo piu tendente ad un formato per radio FM, ma conFriday Night, Wilson, riesce a ricreare sonorità piu ricercate, e con un intro di sintetizzatori, che ci fa calare perfettamente nei panni di chi ha bevuto un boccale di troppo, e con il suo vocione, decanta il suo amore per il rock'n roll, come autentico "cibo per l'anima".
Un altro pezzo da segnarsi è sicurament Dremer, che con una sezione di fiati si lterna con chitarre distorte ed un roco blues da molo.
Le canzoni che vanno da qui a Pacific Ocean Blues purtroppo soffrono il peso degli anni, mentre arrivati alla Title Track, ci troviamo davanti un ottimo Funk R&B, originale e ancora bellissimo da ascoltare, e lo stesso vale per le due tracce successive, Farewell My Friend e Rainbows,

seppur con un orientamento piu soft, risultano ancora piu che piacevoli, ma è con End of The Show che ritorniamo ai grandi livelli di Dennis.
End of The Show, è senz'altro il pezzo pefetto per concudere un disco, ancora di piu, se è Pacific Ocean Blue. Purtroppo ( o per fortuna) quest'armonia è spezzata dalle tre bonus tracks aggiunte nella ristampa del 2008, in cui riemergono i sentimenti fondamentali a Dennis per incidere i suoi pezzi, ed ognuno di questi tre "nuovi arrivati" costituiscono i pezzi di un mosaico piu grande, che non è Pacific Ocean Blue, ma è Dennis Wilson stesso, un uomo che sapeva ancora provare passione e amore, per ciò che lo circondava.
Se con i Beach Boys, Dennis (nonostante i pochi interventi compositivi da lui apportati al repertorio dei fratelli Carl e Brian) ha fornito la colonna sonora ideale per una giornata di Surf tra le onde della california, in puro stile "un mercoledì da leoni", in Pacific Ocean Blue, ci ha regalato le composizioni perfette per la sera successiva, mentre si osserva il sole che si spenge lentamente nell'oceano, guardando i contorni arancioni di tutto ciò ch ci circonda, stanchi, con ilsalmastro ancora impregnato nei capelli, e l'aria impregnata dal fuoco che brucia nei bivacchi della notte. E con uno stereo acceso, con Dennis che canta, immerso nel fascino, di quel tanto amato oceano.


venerdì 26 novembre 2010

Wolfmother - Wolfmother

Chi ha detto che il rock nel 2000 è entrato in coma, non ha fatto i conti con l'Australia.
Già, perchè è proprio dalla terra dei canguri che ci ha dato gli AC/DC che arriva la
(allora) formazione a tre degli Wolfmother, composta da Chris Ross al basso ed alle tastiere, Myles Heskett alla batteria, ed il geniaccio da cui deriva tutto, Andrew Stockdale, compositore, chitarrista e cantante.




Gli Wolfmother sono nati nel 2003, ed escono col loro primo album di produzione mondiale, dapprima in Australia sulla fine del 2005, e poi, nei primi mesi del 2006 in tutto il mondo, ottenendo immediatament un grande seguito e molti apprezzamenti, e vengono inoltre scelti per suonare Communication Breakdown all'introduzione dei Led Zeppelin alla Rock'n Roll Hall Of Fame, ma durante il 2008, a causa di divergenze interne, gli Wolfmother rischiano lo scioglimento, che però si conclude "soltanto" con l'allontanamento di Chris e Myles, che vengono rimpiazzati nel corso dell'anno, in tempo per la pubblicazione di un secondo disco, Cosmic Egg, uscito nell'ottobre del 2009 in tutto il mondo, e che io non ho ancora sentito, non potendo quindi commentarlo in alcun modo, tranne che per qualche pezzo quà e là passato alla radio, che però sinceramente, non mi ha entusiasmato piu di tanto.

Il primo disco della formazione originale invece, è uno dei migliori esempi di hard rock/stoner usciti negli ultimi anni, che unisce sapientemente le basi dell'hard dei Led Zeppelin, AC/DC e gli Who, la psichedelia visionaria dei Doors, la furia del garage rock degli MC5, il doom metal delle basi dei Black Sabbath, ed ovviamente, un incredibile quantità di stoner direttamente dai Kyuss (considerati da Stockdale, fondamentali per l'esistenza degli Wolfmother).

Il primo pezzo assomiglia veramente ad un brano della prima formazione dei Black Sabbath, Dimension, venato di Kyuss e molto pesante, un inizio, che per gli anni in cui è pubblicato, è semplicemente sbalorditivo, anche se molto, forse troppo, legato alle sovracitate band.

Piu originale è invece White Unicorn, eccezzionle pezzo in cui abbiamo un grande stacco pulito/overdrive, e dove si evidenziano anche le grandiose potenzialità vocali di Andrew Stockdale, oltre che ad uno psichedelico finale di tastiera, e ad una batteria potente e mai esagerata, un brano hard stoner che finisce in una morbida psichedelia.

Al numero tre abbiamo la famosissima Woman, che a mio parere, è però inferiore rspetto ad altri pezzi veramente eccezionali presenti nel disco, ma che comunque non costituisce una caduta di tono, quanto piu che altro una ripresa delle sonorità già sperimentate, ed anche il testo non è particolarmente originale, decisamente piu accattivante è Where Eagles Have Been, introdotta da un morbido intro acustico, e dove spaziano i pesanti e cadenti accordi di Andrew, intervallati da stacchi brillanti di basso, e con un altro eccezionale finale psichedelico, costruito con organi psichedelici, e con un brillante e semplice assolo, in cui Stockdale dimotra la sua grande abilità di chitarrista, capace di mischiare ritmi tipicamente stoner, con assoli molto hard, semplici ed efficaci, senza mai cadere nel banale, e senza scadere nell'eccesso.




Ma è con Apple Tree che si comincia a fare sul serio, un pezzo piu raffinato e dove ritorna lo stoner del deserto, e subito dopo, Joker & The Thief, forse la punt di diamante del disco, la piu originale, la piu significativa, e forse anche la piu famosa, brillante e visionaria, si fa notare grazie all'intro di chitarra che sfiora lo space rock degli Hawkind per tornare improvvisamente su di un riff molto hard, sostenuto da un accoppiata di basso e batteria semplicemente unico, si tinge di psichedelia sul finire, ed entra di diritto nella rosa del gruppo.

Nonostate il capolavoro che è Joker & the Thief, il pezzo di cui piu mi sono innamorato di questo disco è sicuramene il seguente, il pezzo stoner per eccellenza, Colossal.

Non ci sono cadute di tono, non c'è un minimo cedimento di adrenalina, il tutto gira attorno ad uno splendido riff, che dimostra ulteriormente le grandi capacità di Stockdale di unire abilità e semplicità, oltre al suo lavoro di songwriting, che raggiunge in questo pezzo, livelli altissimi, e lo stesso si ripete con Mind's Eye, da cui è stato anche estratto un singolo ed un video molto gettonato.

Con Pyramid abbiamo nuovamente a che fare con un brillante campione dell'originalità degli Wolfmother, mentre con Witchcraft, a mio parere, abbiamo un leggerissmo cedimento, ma niente paura, ci pensano Tales, intervallata da stacchi di acustico/overdrive, Love Train, con una forte ripresa di hard stoner, e Vagabond, un acustico (intervallato da muri di suono imponenti) pezzo dedicato all'amore ed alla vita libera, in linea con ideali hippy trasmigrati nel 2000.

Per potersi gustare al massimo questa perla, sarebbe inoltre necessario procurarsi il DVD , Please Experience Wolfmother Live, in cui vengono riproposti tutti i brani con un energia unica, dimostrando il grande valore che questa band aveva nella sua formazione originale. Purtroppo il secondo disco è stato cinsiderato molto inferiore al primo, ma non è il caso di gettare subito la spugna: aspettiamo il terzo Wolfmother.

giovedì 7 ottobre 2010

The Ramones - It's Alive

Cosa è il punk oggi? Citando Bon Scott, "niente piu che un gruppo di ragazzini che urlano Anarchia e Stupro, ma che alla fine non sanno nemmeno suonare" .

E guardando ai gruppi che ne compongono le file, la descrizione che ne dà Bon è incredibilmente immediata e precisa.
Ma da qualche parte questa gente dovrà pur aver preso l'idea di poter fare musica senza sapere cosa stavano facendo, senza saper suonare e senza capire perchè erano in quella situazione. E l'idea è venuta dalla "santa" trinità del punk delle origini, coloro che avevano preteso con la forza di dire no ai virtuosismi musicali ed alle eccedenze contro cui il rock stava profonando, facendo marcia indietro, e loro, i primi ed i piu puri, questo se lo potevano permettere: gli incompetenti, odiosi, inutili e orribilmente sopravvalutati Sex Pistols, gli agguerriti e feroci Clash, e coloro che piu di tutti riescono ad unire i punk ai rockers di tutto il mondo, i velocissimi, sfrenati, esuberanti e divertenti Ramones!

Nessun gruppo sarebbe mai riuscito a ripetere quella sequenza di power chord senza limiti che prendeva spunti direttamente dal rock'n roll delle origini (i Beach Boys ne sanno qualcosa).


I Ramones nascono alla fine degli anni settanta a New York con la formazione di Johnny Ramone alla chitarra, il gigante Joey Ramone alla voce , Dee Dee al basso ed il carismatico Tommy Ramone alla batteria, la formazione dei primi sconvolgenti album, tra cui cito i due piu importanti, il primo omonimo album "Ramones" ed il capolavoro in studio "Rocket To Russia".

Ma per assaporare al massimo la loro potenza, i Ramones hanno all'attivo di questa formazione hanno un autentico gioiello in sede live, ed è proprio questo It's Alive!

Registrato la sera di capodanno del 1977, a Londra, questo disco contiene il gruppo alla sua massima potenzialità, con un scaletta incredibilmente lunga (ben 28 pezzi per un solo disco) e completativa.

La partenza non risparmia nessuno con Rockaway Beach, che apre le danze dopo l'attacco "one-two-three-four.." che si ripeterà pressochè sempre durante il disco.

Descrivere ogni singolo pezzo di questo disco è un impresa del tutto vana, perchè credo che tutti possiamo affermare che i Ramones non hanno mai brillato per originalità compositiva, e si tratta perciò di pezzi di purissimo Punk Rock, che consiste in una rivisitazione del rock'n roll dei 50, condito con la lezione dell'hard'n heavy dei primi settanta, con canzoni veloci, che entrano subito in contatto col favore del pubblico, grazie a testi attinenti alle problematiche sociali di quasi tutti i ragazzi di quel periodo, trattati con ingenua enfasi e con inni da stadio unici nel loro genere.

La scaletta lascia poco a pensare: Bltzkrieg Bop è la punta di diamante del gruppo, con quel tormentone di "Hey-Ho-LET'S GO!" che tanto galvanizzava i fan di tutto il mondo, con il riff di Johnny forse piu coosciuto ed imitato, Sheena Is A Punk Rocker, un altro pezzo che entra di diritto nei classici della band, Commando, una specie di colonna sonora per il Vietnam (alla quale, ahimè, Johnny si dichiarerà molti anni piu tardi, favorevole, lodando inoltre il partito repubblicano ed il Presidente George W. Bush. Nessuno è perfetto),

Surfin Bird, il pezzo cover dei The Trashmen, con l'epica "Don't you know, about the bird, everybody knows the bird is the word?", la colossale Cretin Hop, traccia di apertura del loro capolavoro, Rocket To Russia, Chainsaw e California Sun, che presenta qualche cambiamento interessante negli stacchi, la cover dei Beach Boys, Do You Wanna Dance, dove piu che mai sono evidenti le radici dell'America anni 50 che i Ramones mostrano 30 anni dopo, quando ormai l'età del conformismo post bellico era storia, e l'ombra della grande bomba rossa si affacciava prepotentemente nella vita di tutti gli Stati Uniti, dando inizio alla Rivoluzione dei '60, e che da li a poco avrebbe incontrato il suo degrado con la fine dei 70, e dove i Ramones reclamavano il loro posto in cima alle vette discografiche.

E sono ancora tantissime (troppe!) le canzoni che meritano di essere ascoltate in questo disco (prendiamo Judy is a Punk e We're a Happy Family solo per citarne alcune), ma è innegabile come il riuscire ad ascoltare l'intero disco tutto d'un fiato sia un impresa degna di nome, ma che almeno una volta nella vita bisogna sperimentar
Insomma, in questo disco, i Ramones hanno racchiuso per intero il loro lavoro là dove meglio gli riusciva: davanti al loro regno di giubbotti borchiati e jeans attillati !

E coe sempre...

GABBA GABBA HEY!