martedì 24 maggio 2011

My Bloody Valentine - Loveless

Eccoci di nuovo qua! Questa volta, il disco di cui ho deciso di parlare è un autentica leggenda dell'alternative rock britannico: Loveless, il capolavoro della band irlandese My Bloody Valentine.

Il gruppo capitanato dal cantante/chitarrista Kevin Shields, nasce nel panorama della seconda metà degli anni '80 in Inghilterra, focolare di tanti altri contemporanei di stampo Shoegaze, come i Primal Scream (di cui ho parlato pochi giorni fa) e i Jesus & Mary Chain, un movimento simile eppure molto diverso dal panorama americano, che proprio in quegli anni sfornava Sonic Youth e Smashing Pumpkins.



L'esordio è del 1988, un disco che segna già quella che sarà la rotta dei MBV, ovvero, l'unione



degli opposti. Quale altro gruppo sarebbe stato capace di unire sonorità pop a delle composizioni sperimentali e decisamente avanti nel tempo.




Ma il miracolo viene gridato nel 1991, quando la band dà alla luce il suo maggior successo : Loveless. Dopo due anni di lavoro e 17 studi di registrazione, finalmente il maxi lavoro di Shields aveva trovato una sua forma.


Il disco è incredibile, nel riuscire ad amalgamare cosi bene sentimenti contrapposti, come un suono violento e tranquillo, frenetico ed equilibrato, e riesce a dare nuovi punti di vista su quel che era la realtà alternative/grunge dei primi anni '90.


Il disco è il risultato di un monumentale lavoro di sovrapposizione di chitarre granitiche, che nella loro folle distorsione, riescono a trovare un armonia impensabile, che solo il genio chitarristico di Kevin Shields è stato in grado di creare.










Nonostante quel che si possa pensare, l'alto livello di distorsione è frutto di chitarre fender e relativa leva, senza l'uso ingombrante di pedali esterni.

Tutte le canzoni sono di grande impatto e splendidamente curate, sia nella ricerca sonora che nell'accortezza dei testi, che vanno da un malinconico senso di disperazione nei confronti di amore e realtà quotidiana, ad un sentimento di fragilità terribilmente commovente, complice l'ottima performance vocale di Blinda Butcher.


Che si tratti di uno stile tutto nuovo e che non accetta compromessi, si capisce fin dalla prima traccia, Only Shallow, che parte innalzando un muro di chitarre straziate e si dà inizio alla formula melodica che sarà alla base del successo del disco. Con questo stile si passa per canzoni come When You Sleep e I Only Said, mentre sono piu basse le frequenze per Loomer, e le melodie sono piu strazianti in Touched.


Epocale è sicuramente I Only Said, dove la voce si perde in un delirio orgiastico senza limiti, che sfocia in quella che a mio parere, dopo tanti e tanti ascolti, è la punta di diamante di tutta l'opera, Come in Alone. Un pezzo, dove sia il lavoro di melodia, che la sovrapposizione di chitarre e la composizione del testo raggiunge il suo equilibrio e la sua perfezione.


Cercare di esprimere i sentimenti che è in grado di far provare quel pezzo è un impresa impossibile, in quanto si tratta di evocazioni strettamente personali.

Sometimes è un altra gemma del disco, uno dei pezzi di maggior successo del gruppo, grazie ad un accuratissimo lavoro che sovrappone il massimo della distorsione ad una chitarra acustica, insieme alla voce poco invdente di Shields.


Blown A Wish presenta invece degli accenni piu marcati di influenze pop, ma mantiene intatto il suo spirito macchiato di shoegaze, dove di nuovo, le ottime prestazioni vocali femminili fanno la differenza.


Un attacco tagliente apre le danze invece, per le ultime due canzoni, What You Want e Soon , e proprio quest'ultima, traccia conclusiva, è nuovamente sconvolgente nel suo unire ancora, ritmi pop a sonorità alternative. Il degno pezzo per concludere l'album.


E' una gemma piu unica che rara, Loveless, un disco che già nel titolo regala un'idea di quel che è in gradi fare il gruppo. Creare un album con amore, riuscendo a trasmettere sia quello che la sua totale assenza e la rassegnazione ad esso.


CapaRezza - Il Sogno Eretico




Salve a tutti!
Sono qua per parlarvi dell'ultimo album di un'artista insolito per il nostro blog: sto parlando de "Il Sogno Eretico", ultima fatica di CapaRezza.
Nel mio modesto parere, il Capa è uno dei più grandi artisti italiani presenti oggi sulla scena. In molti concordano con me, anche se magari non apprezzano il suo genere: tutto ciò a riprova che in molti si sono accorti che il rapper pugliese è un autore importante, che poi alcuni non apprezzino la sua musica perché non appassionati del genere è un discorso a parte.



Quest'ultimo album, come ha confermato lo stesso Capa, è un inno all'eresia, un invito ad andare contro corrente, a porci domande e di pensare con la propria testa. Il tutto condito da un "rap" strano, contaminato da musica elettronica, rock e reggae.

Come prima traccia troviamo uno stralcio di "Nessun Dorma", brano di musica classica di Puccini preso dalla Turandot.



Dopo esso, troviamo un altro piccolo "brano", dove Caparezza di fronte a un pubblico narra la storia di un discografico portato alla rovina. Dopo questa doppia intro, inizia l'album vero e proprio: come prima traccia abbiamo Chi Se Ne Frega Della Musica, una critica totale verso musicisti, discografici e fan. L'autore critica certi atteggiamenti, come l'essere più interessati alla vita privata e al gossip riguardante un cantante, piuttosto che apprezzare le sue opere.

Mi stupisco, pubblico un disco
e mi fanno le foto in pubblico, perché? non capisco!

Oh, non vi interessano le note che registro,

vi interessano le mie note sul registro!


Il secondo brano è intitolato Il Dito Medio Di Galileo, che narra la storia del furto del dito del famoso personaggio storico, per esser portato in corteo, in una sorta di scanzonata presa in giro verso chi cerca di comandare la massa. Non mancano ovviamente critiche alla Chiesa:


Galileo chi si oppose al tuo genio

fu più vil del coyote nel canyon

se la chiesa ti ha messo all'indice

beh che male c'è tu la metti al medio

le tue pecore si fanno umane

chi se ne frega se si fanno male

vedi quanti culi puoi penetrare

tu che prima li vedevi con il cannocchiale



Il terzo brano è quello che dà il nome all'album: Sono Il Tuo Sogno Eretico. In questo pezzo, con influenze quasi folk, si narrano tre storie di personaggi famosi della Storia, accusati di eresia e condannati per questo. Non vengono mai nominati, ma vi sono diversi inidizi e non è difficile capire di chi si parli. Per esempio, nel caso di Savonarola:

Invece io sono domenicano, ma non chiedermi come mi chiamo,
qua è sicuro che non me la cavo, mi mettono a fuoco non come la Canon.
Detesto i potenti della città, detesto Sua Santità, un uomo carico d'avidità
che vende cariche come babbà.




Il brano seguente inizia come se fosse un gioco televisivo (intitolato "Chi Vuol Esser Lasciato In Pace?). Sto parlando di Cose Che Non Capisco, in cui Capa pone ai suoi fan e a se stesso diverse domande, per cui viene criticato dagli altri (come illustrato nel ritornello). Le domande variano dallo Sport, alla Storia, alla Politica, all'Attualità e tanto altro.


E i funerali di stato a che servono?

I militari in missione chi servono?

E i caduti sul lavoro?

Per loro nemmeno un cero con il santo patrono,

ma sii serio..



L'album continua con il primo singolo estratto da esso, Goodbye Malinconia, cantato insieme al leader storico degli Spandau Ballet Tony Hadley. Canzone che parla della situazione attuale dell'Italia (rinominata per l'occasione "Malinconia"), dove sempre più persone sono costrette a fuggire all'estero per lavorare o studiare.

E pensare che per Dante questo era il “bel paese là dove ‘l sì sona”
Per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona.




Abbiamo poi La Marchetta di Popolino, titolo che parafrasa quello della famosa Marcetta di Topolino. Una critica forte e dura verso un personaggio (Berlusconi?), usando allegorie Disneyane. Brano molto curioso.

Sta lì a denunciare le consulte dei massoni,
ma poi si fa annullare le multe da Basettoni.
Con noi è moralista, puritano, bacchettone,
ma si filma mentre scopa con tuniche da stregone.
E' un guascone che ride se fa score,
ha la faccia da culo non il culo di Gastone.




Siamo giunti al brano che forse preferisco di tutto l'album: La Fine Di Gaia. Trattando i recenti temi riguardanti la profezia Maya secondo la quale il Mondo arriverebbe alla sua fine nel 2012, CapaRezza afferma che non sarà il Mondo a finire ma piuttosto l'uomo, a causa di se stesso.


Né con i passi di Godzilla né coi passi della Bibbia,

Gaia sopravviverà!

A questi cazzo di asteroidi che non hanno mai schiacciato

neanche una farfalla.

Sei tu che tratti Gaia come una recluta naja,

ami il petrolio ma la baia non è una caldaia,

la tua mannaia lima l'aria mica l'Himalaya!

Gaia si salverà, chi salverà il soldato Ryan?



House Credibility è il brano che segue, il pezzo più elettronico dell'album dove viene trattata la vita casalinga di oggi, nel Mondo di oggi.

Cadi dalle scale se sale la scala Richter.
Era meglio abitare le palafitte.
Crepe sulla volta, di volta in volta,
il tetto schiaccia più di Michael Jordan.
Col piede di porco va giù la porta,
ti saccheggia pure la gang di Top Cat.




Siamo giunti ora al brano più strano dell'album: Kevin Spacey. Il pezzo porta il titolo del famoso attore non per caso: le strofe sono composte da così detti spoiler di diversi film famosi, rovinando così il finale agli ascoltatori. Nell'intro del brano Capa dice che fa ciò per dare a chi lo odia un buon motivo per farlo. Nei concerti però dice che la persona media che torna a casa a riposarsi e accende la tv deve seguire programmi di attualità e politica. E per togliere ogni tentazione, CapaRezza ci fa la cortesia di rovinarci i finali dei film che potrebbero distrarci da ciò che succede nel Mondo. Oltre a rivelarci i finali dei film però, anche qua Capa critica la società odierna:


Io e Marley? Alla fine il cane muore.

Nel film Hachiko il cane muore.

Bruce Willis in The Jackal muore

come il cinema col cinepanettone.

In Profondo Rosso l'assassino è la madre,

in Psycho Norman è l'assassino della madre.

Se ti interessa il genere ti basterà guardare

Porta a Porta. Primo canale.



Legalize The Premier è il titolo del brano che segue, e non penso abbia bisogno di spiegazioni. In uno stile pienamente reggae, supportato da Alboroise, Capa ci narra la storia di un fantomatico (ma nemmeno troppo) Premier, che fa il bello e il cattivo tempo grazie alla sua posizione di potere.

Così ricco che i miei soldi io li dò alle fiamme,
li dò alle fiamme,
Le Fiamme Gialle!

Invece di arrestarmi saltano alle spalle
di chi ha la piantagione come Bobbe Malle.
Chi mi accusa di tangente diventa secante,
chi doveva stare zitto diventa squillante,
ma vado dal mio medico curante
che mi prescrive più di un antimicotico per il glande.




L'album non sembra finire mai, e giungiamo a una canzone con atmosfere rock, rapide schitarrate accompagnate dal rombo di choppers. Messa In Moto è il suo titolo, e narra la storia di "un povero Dio", portato al limite della sopportazione a causa dei suoi fedeli che lo tempestano con preghiere, canti e richieste.

Ho dato vita a terremoti e tempeste Ehi! Ehi!
Ai ruggiti che scuotono le foreste Ehi!
Alla lava più calda di certe teste
e mi ripagate con 'sti piagnistei!




La 14esima traccia è un tipo di canzone totalmente nuova per CapaRezza. Non Siete Stato Voi infatti, non è assolutamente rap, ne' rock, ne' pop. E' semplicemente un elenco di accuse rivolte verso la classe sociale più alta della nostra società e a chi schiavizzato la segue. Da brividi.
Non siete Stato voi che mandate i vostri
figli al fronte come una carogna da
una iena che la spolpa.
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di colpa.
Non siete Stato voi,

maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca
di un nemico per la lotta.
Non siete Stato voi che brucereste come streghe
gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
Non siete Stato voi, col busto del duce sugli scrittoi e la
costituzione sotto i piedi.
Non siete Stato voi che meritereste d'essere
estripati come la malerba dalle vostre
sedi.




Il penultimo pezzo è intitolato La Gigliottina, in cui CapaRezza tiene un immaginario dialogo con lo storico rivoluzionario francese Danton, commentando la situazione politica del nostro Paese:

L'opposizione ha il K-way,
fa più acqua di un Canadair,
all'opposizione io vorrei Joey Ramone:
'Gabba Gabba Hey!'.
Ma vedo leader narcolettici,
si addormentano parlando nei TG.
Col carisma di Ciccio di Nonna Papera
non convinci gli scettici...




A chiudere l'album troviamo Ti Sorrido Mentre Affogo, un pezzo veramente strano (e forse il meno apprezzato dal sottoscritto). CapaRezza riscrive tanti luoghi comuni, nel suo particolarissimo stile.

Se la sala è piena il film fa schifo.
Ostentare la modestia è una cosa da superbi.
Anche gli incorruttibili si fanno influenzare dai germi.

Chi veste a caso non è sempre di facili costumi.
Il pregiudizio ti sballa più degli acidi che assumi.




Per concludere, che dire? Dopo 3 anni Capa torna sulla scena, con uno strabiliante album che non perde quasi mai un colpo. Se apprezzate la buona musica impegnata, è un acquisto obbligato.













lunedì 23 maggio 2011

Primal Scream - Give Out But Don't Give Up







Quando uscì nel 1994, la critica musicale parlò immediatamente di crollo artistico e a tutt'oggi, Give Out... è considerato un passo indietro notevole nello stile dei Primal Scream, sopratutto se paragonato al precedente Screamadelica, spesso giudicato l'apice artistico del gruppo.


Non posso parlare nel confronto con nessuno degli altri dischi del gruppo scozzese, non avendo sentito niente all'infuori di questo, ma di sicuro, questo è tutto forchè un calo artistico.




Il disco è essenzialmente, un cross over di Hard Rock in puro stile seventies, con forti accenti Soul, Funk e venature Southern eccezzionali, tra slide guitar e organi pacati, senza disdegnare alcune scappatelle piu acide.




Tra le file dell'album, ci sono il cantante Bobby Gillespie, Andrew Innes alla chitarra e gli ospiti d'eccezzione del disco, la cantante Denise Johnson, che appare in Funky Jam, Free e Give Up, insieme (a parte per Free) al leader ed icona dei Parliament/Funkadelic, George Clinton.


Nel disco, non si contano le gemme, tra l'hard Aerosmithiano di Jailbird, al malinconico e raffinato blues di (I'm Gonna) Cry Myself Blind, alla grandissima Funky Jam, che nel titolo esprime già tutto ciò che ci si può aspettare, fino ad arrivare alle ricercate title track e I'll Be There For You.





Non essendo un buon conoscitore della band, non posso giudicare nel rapporto con gli altri album da loro registrati, anche se posso intuire il cambio stilistico che devono aver affrontato, passando da un nuovo tipo di rock psichedelico, per arrivare a questo incredibile album di southern moderno e alcolico.


Ascoltare questo disco vuol dire calarsi nel cuore dell'america sudista, con uno spirito diverso dagli attuali rappresentanti sudisti, che per lo piu ormai sfruttano l'immagine del Southern Rock per accaparrarsi una fetta di mainstream discografico, o che invece non infondono nulla di nuovo a quanto già è stato fatto.


L'approccio dei Primal Scream invece, è completamente diverso: La sintesi perfetta è rappresentata, a livello concettuale, dalla stessa copertina, la bandiera confederata al neon, magari posta al di fuori di qualche Roadhouse.


E' infatti un album distinto da sonorità vecchie e nuove, dove il vecchio incontro tra il blues ed il rock'n roll si unisce all'elettricità acida dello stesso panorama Alternative/Shoegaze di cui i Primal Scream portano alto il nome, insieme a My Bloody Valentine e Jesus & Mary Chain, gruppi legati da piu membri con questi ragazzi della Scozia.


E' quindi un sentimento piu rispettoso e sincero, quello che viene espresso in Give Out, un blues viscerale che viene dall'anima di chi l'ha registrato.

Non un disco che gioca sulla psichedelia come magari fanno gli altri, ma è un disco che gioca sull'anima. Quella sporca, logora e blues, del del delta a noi tanto cara.

mercoledì 27 aprile 2011

Aerosmith - Pump


Pump, decimo album della band made in USA, è molto probabilmente uno dei migliori album del gruppo, quasi sicuramente il migliore fra quelli usciti negli anni '80 (l'album debuttò infatti nel 1989). Un album che non perde un colpo, Hard Rock puro, che fece capire a tutti che il gruppo era rinato totalmente, dopo la dura crisi avuta (liti fra i membri e problemi di droga vari).

Come sempre, passo ad analizzare ogni brano dell'album:

-Il brano di apertura, Young Lust, è fottutamente carico ed esplosivo. Breve, intenso, potente, perfettamente Hard Rock.

-Rallentiamo leggermente poi con F.I.N.E., in cui Steve alterna note basse e alte in maniera impeccabile. Altro pezzone.

-Ed è ora che incontriamo una delle hit più famose degli Aerosmith. Dopo un breve dialogo, infatti, parte Love In An Elevator, in cui i solos di Joe la fanno da padrone.

-A seguire, Monkey On My Back, dove Tyler si esibisce con acuti e urla incredibili e potenti.

-Incontriamo ora un'altra Hit famosissima, Janie's Got A Gun, uno dei pezzi migliori del gruppo. Stupenda, calda, rilassante, un continuo crescendo che si interrompe... e ricomincia di nuovo. Un incredibile lavoro.

-Continuando questa recensione rischio di esser di parte, perchè molte delle mie canzoni preferite degli Aerosmith provengono da questo album. Ed è il caso di The Other Side, altra canzone "tranquilla", melodica e con un ritornello incredibilmente ipnotico che cattura chiunque lo ascolti.
-E torniamo adesso invece a un altro pezzo più tipicamente Hard Rock: My Girl. Tre minuti trascinanti, allegri e spensierati. Pezzo di minore interesse rispetto ad altri dell'album, ma molto ben riuscito.

-Il brano seguente invece inizia lentamente, esplodendo all'improvviso: Don't Get Mad, Get Even. Brano sicuramente interessante.

- Si continua con un pezzo che ritengo veramente curioso e interessante: Hoodoo/Voodoo Medicine Man. Canzone calda soffusa, ritmica... che esplode selvaggiamente e furiosa, per la gioia delle nostre orecchie.

-Infine, a chiudere l'album, What It Takes. Una ballad di sei minuti e qualcosa, veramente bella e rilassante.

Consiglio quest'album a tutti gli amanti dell'Hard Rock e a chi non conosce gli Aerosmith: è un ottimo modo per cominciare ad amarli e seguirli.


martedì 26 aprile 2011

Faith No More - The Real Thing




Unire Heavy Metal, Funk, Rap e Alternative? Pura follia. Solo se non siete i Faith No More.


Il gruppo nato nella Bay Area agli inizi degli anni '80 presenta in formazione il batterista Mike Bordin ed il bassista Bill Gould, fondatori del gruppo, che, reclutati Jim Martin alla chitarra, il tastierista Roddy Bottum ed il cantante Chuck Mosely, danno alla luce due dischi tra il 1985 ed il 1987, We Care A Lot e Introduce Yourself, ma trovano l'illuminazione solo nel 1989, con un cantante completamente nuovo, Mike Patton, ed un disco che rappresenta probabilmente l'apice del gruppo, The Real Thing.


Parlare dei Faith No More non è esattamente una passeggiata, vista la particolarità del genere, che non è possibile racchiudere in nulla di pre esistente, dato il crossover stilistico a cui hanno dato vita, sfornando in questo disco, pezzi metallici come Surprise!You're Dead! e From Out of Nowhere, le liriche rappeggiate di Epic, la maestosità della title track e di Underwater Love, dove i richiami funkeggianti sono ben chiari, grazie anche ad un bassista che dimostra la sua bravura, e nel mezzo ci stanno anche una cover dei Black Sabbath, una bellissima War Pigs, ed un pezzo destinato a fare storia (grazie anche ad un video assolutamente FUORI di testa), ovvero Falling To Pieces, il pezzo che da solo mi ha convinto ad ascoltare questi metallari atipici.


La forza dei Faith No More stà nel loro ribaltamento totale di ciò che era il metal fino all'89. Provate infatti a pensarvi in quegli anni, in cui l'heavy era ridotto a poco piu di una barzelletta di se stesso, o ad uno scarno formato radiofonico, che nonostante la presenza di molti, moltissimi musicisti validi, non si imponeva con la stessa forza con cui faceva invece (ahime) robaccia hair, e non stò parlando di Motley Crue o Poison, che invece un loro senso lo avevano, oppure la nascente scena hip hop, che stava stravolgendo tutti i canoni fin ora esistenti, oppure, alla ormai decaduta New Wave (e con ciò non stò attaccando gruppi di fine '80 che ancora mostravano gli attributi, ma stò solo cercando di rappresentare la scena di generale miseria che aleggiava intorno alla musica rock/metal in ambito di popolarità)


Quello dei Faith, è qualcosa che ancora oggi è difficile ritrovare, una fusione di correnti come pochi hanno fatto. Sicuramente anche i Rage Against The Machine avranno trovato spunto da questi pazzoidi di San Francisco, per l'unione di metal ed hip hop, mentre per il funk metal suggerisco di ascoltare i Jane's Addiction, di cui parlerò piu avanti.


Generalmente si definisce questo suono come Alternative Rock, che purtroppo, data l'enormità dei gruppi che comprende quest'etichetta, è un genere troppo grosso e riduttivo per esprimere la band.


The Real Thing è anche un grande disco all'intero della serie prodotti dal gruppo, e vi consiglio oltre a questo, il live "At The Brixton Academy" e il disco Angel Dust, contentente l'epocale Midlife Crisis.


Insomma, un grande disco da una grande band, non lasciateveli scappare! Alla prossima gente !


(e non perdetevi il video di Falling To Pieces. Da solo vi farà innamorare di Mike Patton!)

lunedì 18 aprile 2011

Allman Brothers Band - The Allman Brothers Band





La capitale del southern rock? L' Alabama ovviamente. E invece no! Perchè sono di Jacksonvillle, Florida, cosi come i Lynyrd Skynyrd e i Molly Hacthet, il gruppo che con insieme ai già citati ragazzi di Ronnie Van Zant, Marshall Tucker Band e Wet Willie compongono la prima ondata di quell'incrocio tra rock'n roll, blues e soul, che diventerà il genere che tutti amiamo.


Lo stile degli Allman Brothers, sopratutto in questo primo disco, presenta un influenza prevalentemente blues rock, molto ben amalgamato e con grandi jam, e si distingue subito per la coppia di chitarrista/tastierista composta, appunto, dai fratelli Duane e Gregg Allman, veri capitani della formazioni, a cui si associa il secondo gentiluomo della chitarra sudista, Dickey Betts (visto dal sottoscritto al Pistoia Blues Festival del 2008) , due batterie, costituite da Jai Johanny Johanson e da Butch Trucks (il cui discendente, Derek Trucks ha fatto la fortuna della slide guitar, e che ho avuto il piacere di vedere al Pistoia Blues del 2009...niente da fare gente, vi ci dovete fare l'abbonamento) e per finire, il bassista Berry Oakley.


Il disco omonimo, rappresente l'esordio discografico per la formazione, nel 1969, e lancia immediatamente la formazione come una vera istituzione tra i gruppi live dell'epoca, in seguito confermata dal disco "At Fillmore East", che insieme a Live At Leeds degli Who, Live at the Apollo di James Brown e Made in Japan dei Deep Purple, è piu volte indicate tra le primissime file dei migliori dischi live di tutti i tempi.




A fare la fortuna del gruppo è il suo sound caldo e rilassato, sostenuto da un organo delicato e scandito da ritmi sostenuti, che mutano facilmente in pezzi piu influenzati dal boogie, il tutto, con la corposità della voce di Gregg, e segnati dall'incrocio dello slide di Duane con il tocco di Dickey. Tra i pezzi migliori, non possono mancare It's Not my Cross To Bear, lento blues alcolico, la piu rockeggiante Black Hearted Woman, la piu spinta Every Hungry Woman, e ovviamente, il pezzo da antologia del disco, Whipping Post, pezzo che entrerà di diritto nella scuderia degli Allman fino ai giorni nostri.


Senza comunque nulla togliere agli altri pezzi, tutti eccellenti, tra cui si annoverano due cover, una dello Spencer Travis Group, ed uno di Muddy Waters, il profeta nero del blues rock .


Come primo disco, il southern è ancora lontano, ed il suono è piu un rock blues jammato, senza che ci siano elementi particolarmente innovativi, ma le basi del sound per la band ci sono tutte, e questo è il primo di una serie di album che porterà alla consacrazione dei fratelli Allman, fino a raggiungere l'apice nel già nominato At Fillmore East, ma che purtroppo, avrà vita breve.


Il 29 ottobre 1971, il maestro della Les Paul, Duane Allman, ci ha lasciati molto prematuramente a seguito di un incidente motocilclistico, lasciandoci comunque in eredità, un gruppo che ha sputo durare per tutti gli anni '70 con grandissima dignità, ponendosi immediatamente tra gli alfieri del Southern, ed è proprio da questo gruppo che trarranno ispirazione, i Lynyrd Skynyrd, che porteranno il genere al successo internazionale.


L'immagine degli Allman Brothers, per lo stile caratterizzato dall'improvvisazione, ricorda molto i Grateful Dead della Summer Of Love, e proprio quest'analogia ha ispirato il confronto tra la scena psichedelica di San Francisco degli anni '60, con gli scambi tra musicisti come i Jefferson Airplane, i Dead, Johnny Winter, Mike Bloomfield e Al. Kooper e i Quicksilver Messenger Service, con quello che avvenne nel sud degli Stati Uniti durante gli anni '70, almeno nella sua prima incarnazione, piu innocente e spontanea, di quanto invece divenne con l'avvicinarsi dell'AOR.


Morale di oggi, il primo disco degli ABB, non è il piu southern e nemmeno il migliore, ma è il disco fondamentale per capire le radici blues di questi ragazzi della Florida, ed è uno di quegli album che difficilmente potrete smettere di ascoltare!

mercoledì 13 aprile 2011

Gimme Shelter - Altamont 1969





Il decennio della rivoluzione culturale hippy, del flower power e dell'utopia della summer of love, non morirono il 31 dicembre del '69.


Il sogno dell'amore, se ne andò pochi giorni prima, il 6 dicembre dello stesso anno. E lo fece sotto gli occhi di tutti, con un gesto tanto breve quanto terribile, l'accoltellamento durante una rissa dello spettatore Meredith Hunter, da parte di un Hell's Angel di 21 anni, addetti alla sicurezza.



Ma andiamo un po indietro nei fatti.


Gimme Shelter è il nome del film-documentario, diretto dai fratelli Maysles, che aveva l'obiettivo di catturare gli Stones su pellicola durante i loro concerti nel tour americano del '69, per culminare nell'ambizioso progetto dell'Altamont Free Concert, dove avrebbero condiviso il palco con i Flying Burrito Bros, i Jefferson Airplane.



La prima parte del documentario infatti, riprende le esibizioni di (I can't Get no) Satisfaction, Jumpin' Jack Flash, Love in Vain, Brown Sugar e altri classici del repertorio, nel periodo di massima grandezza per la band di Mick Jagger e Keith Richard, il periodo in cui presero vita gli Stones piu blueseggianti e devastanti, l'apice creativo del gruppo, e difatti, le riprese sono degne di nome, e la grandezza degli Stones è resa piu che degnamente.



Le sequenze a questo punto, si concentrano sui preparativi del concerto, l'organizzazione dell'evento, la scelta del luogo, la necessità di volontari per le varie mansioni, e le ore di poco precedenti, in cui si nota la scarsità dell'organizzazione presente, ed il clima di grande tensione che aleggiava nell'ambiente.



Il palco venne allestito in fretta e furia, senza le necessarie transette per il pubblico, ed il pubblico di giovani arrivò, già in gran parte sotto effetto di droghe allucinogene, ed in numero assai maggiore del previsto, ma sicuramente, la scelta che piu di tutte ha condannato il concerto, fu quella di assumere gli Hell's Angels, banda di motociclisti statunitensi particolarmente violenta, che non esitò ad utilizzare mazze da biliardo, pugni e coltelli, per mantenere l'ordine.





L'esecuzione dei Flying Burrito Bros non subì particolare imprevisti, ma quando fu il turno dei Jefferson Airplane, iniziarono i primi disordini.



La rissa fu praticamente immediata, e gli interventi dei membri del gruppo servirono solo ad alzare la tensione, con la cantante Grace Slick che pregava le teste calde di farla finita, ed il cantante Marty Balin che veniva steso dagli Hell's, fu perciò chiaro fin dall'inizio, che quello non sarebbe stato una seconda Woodstock, a cui si aggiunse la cancellazione dei Grateful Dead, mentre si esibirono Santana e Crosby, Stills, Nash & Young, nonostante non vengano ripresi nel film.



Quando fu l'ora per gli Stones di salire sul palco, le cose precipitarono.


Il pezzo d'apertura era Sympathy For The Devil, che fu interrotta da una rissa creatasi a bordopalco. Mick Jagger tentò, come la Slick prima di lui, di riportare l'ordine, ma fu solo una cosa temporanea.




Il concerto riprese, seppure nelle sue difficoltà, con Under My Thumb, ma ancora, l'esibizione durò poco, e questa volta ebbe conseguenze ben piu devastanti.




Nel pieno della rissa, un ragazzo estrasse una pistola, ed immediatamente, un Hell's Angel gli saltò addosso accoltellandolo, e la drammaticità dell'episodio è reso ancora piu vivida dai commenti amari e gli sguardi sofferenti degli stessi Stones durante la visione delle pellicole del concerto, e l'ascolto di intervite raccolte tra gli spettatori.




Il gesto, ripreso nella sua crudezza nel documentario, è lo spartiacque tra l'innocenza dell'utopistica visione di pace e amore e la cinica realtà degli anni '70.



Gimme Shelter è perciò, un documentario che seppur spietato e carico di rabbia, è fondamentale per capire l'evoluzione cruda che ha subito il rock, ed è uno strumento per comprendere l'inutilità della violenza.

domenica 3 aprile 2011

Roger Waters - The Wall Live (2/4/2011)







Atom Earth Mother, Wish You Were Here, Dark Side of The Moon, Animals, Meddle, Ummagumma...


per me, ognuno di questi dischi, è superiore a The Wall, senza ombra di dubbio, non lo nascondo.


Dopo stasera, devo delle grandi scuse, sia all'opera, che al suo maggiore ideatore: Roger Waters. L'averlo visto stasera a Milano, insieme ad altri 10 000 spettatori, non mi fa rivalutare l'opinione che ho del disco, e continuo a credere nella superiorità dei sopra elencati.



Ma finalmente, stasera ne ho capito l'importanza, e la vera grandiosità!


The Wall è un opera del tutto a se stante nel panorama dei Pink Floyd, e della musica in generale: si tratta di una vera e propria rappresentazione teatrale rock, che non ha eguali, e che trova la sua giusta rappresentazione, non in un misero doppio album, ma in una produzione colossale come quella intrapresa da Waters.


Quello a cui ho appena assistito infatti, non è un concerto, bensì, un opera teatrale, dall'incredibile contenuto visionario, concettuale e da una scenografia psichedelica senza precedenti.

Il palco dell'arena di Milano, è costituito da una muro di 12 metri per 70, di mattoni di cartone e metallo, che dall'inizio del concerto fino alla fine del primo atto, vengono posti fino a completarlo, e ad isolare completamente il gruppo, costituito da Roger Waters e i suoi 11 musicisti di fiducia, ed il resto del pubblico, formando quello che è un enorme schermo cinematografico, su cui si susseguono immagini angoscianti e visionarie, di un universo alla 1984 di Orwell, e che attualizza il concetto di muro come barriera tra l'individuo e la propria libertà, posto da "semplici" shock familiari, professori conformisti e madri oppressive, ad un maestoso simbolo di protesta contro la guerra, con chiari riferimenti di sfida verso la Chiesa, la religione Ebrea, Musulmana, il "Dio Denaro", la ditta di auto Mercedes e la compagnia Shell.


Sullo sfondo del muro, si susseguono immagini di soldati, civili e bambini, uccisi in operazioni militari, attentati terroristici e tutto ciò che i credo fondamentalistici possono portare di male, oltre ad immagini psichedeliche dei temi classici di The Wall, e idee come la vita e la morte, o il sesso e la dittatura, e che si conclude, con l'abbattimento in grande stile, del muro stesso, che crolla riversandosi addosso ai fortunati delle prime file centrali.




Dal punto di vista musicale, l'opera è, ovviamente, impeccabile, potendo Waters avvalersi di musicisti di prim'ordine, e di attrezzature fantascentifiche, per un progetto milionario che non ha eguali, e che comprende, l'intera esecuzione del doppio LP.


Oltre a tutto questo, laser, fumi scenografici, burattini di 10 metri, Il Pink Floyd Pig, incattivito al livello di spietato cinghiale, oltre ad una sentitissima esecuzione teatrale dello stesso Waters, rendono il concerto uno spettacolo di rara bellezza, coinvolgendo l'ex bassista dei Floyd, in tutte le sue vene artistiche, attualizzando un opera, datata ormai piu di 32 anni fa.


Un esperienza piu unica che rara, quella di trovarsi in mezzo a cosi tanta gente, che cosi tanto deve ad un uomo che da oltre 40 anni, occupa, da solo o con i Pink Floyd, un posto speciale in tutti gli appassionati di musica, e che ben si sposa con la cornice del Mediolanum Forum di Milano


Il bello del concerto, a mio parere, è che non è un concerto, e prende tutti quegli elementi che solitamente compromettono la degna esecuzione da palcoscenico di un musicista, come la troppa teatralità, la scarsa visibilità del gruppo (letteralmente isolato dal muro per diversi pezzi) e la mancanza di improvvisazioni o rivisitazioni, e li usa a suo vantaggio, rendendoli, uno dopo l'altro, i tasselli fondamentali, i mattoni, di quello che è The Wall: non un muro che separa, ma una porta che si apre per chi la osserva.



Perciò, non vedrete i Pink Floyd con questo spettacolo, ma di sicuro, avrete la migliore occasione del mondo per poter godere del concept di The Wall, ed assistere all'ultimo atto della carriera di Waters, aspettando anche un ritorno di sua maestà David Gilmour (e perchè no, anche Sir. Nick Mason)

giovedì 24 marzo 2011

Monster Magnet - Dopes To Infinity



Nel panorama dello stoner rock, i Monster Magnet rappresentano, molto piu dei successivi Queens Of The Stone Age, il lato del successo commerciale del genere.

Il gruppo è guidato dal cantante/chitarrista Dave Wyndorf, che tuttora manda avanti la baracca, tra alti e bassi, che riesce a giocare le sue carte attingendo quanto basta al passato, con un occhio verso il futuro.

Il disco-simbolo del gruppo, e non a caso, essendo il loro miglior lavoro, esce nel 1995, diversi anni dopo la nascita del gruoppo, e 5 dopo l'esordio discografico, ed è un fresco ed interessante lavoro, che riesce ad unire i riff dei Black Sabbath in un ambito piu psichedelico e spaziale, con le obblighe chitarre-due-toni-sotto e tonnellate di wahwah, un autentico incrocio di heavy metal incupite e una sonotià tipo Hawkind.

Non a caso il disco esce nel 95, dopo che il polverone della Palm Desert Scene, con i suoi Kyuss, Fu Manchu, Sleep e derivati, hanno definito il genere dello stoner, e quando già si assiste alla nascita di autentici pilastri come gli Orange Goblin e gli Electric Wizard, dall'altra parte dell'oceano, nella verde Inghilterra.
Potendo godere di una conoscenza già in espansione di quello che è il suono stoner, i Monster Magnet riescono a trovarne i punti forti, anche riattingendo al proprio repertorio, già notevole, ed a sfruttarli riuscendo ad unire il buon gusto e la ricerca sonora, ma riuscendo a dosare il tutto in modo da rendere il disco accessibile anche a chi di stoner non è pratico.

I pezzi sono tutti ben riusciti e di grande impatto, a partire dall'omonima Dopes To Infinity, "drogarsi all'infinito" piu o meno, ed il succo è sostanzialmente quello. Il riff è metallico quanto basta per essere graffiante e memorabile, con un ottimo lavoro di squadra del gruppo, chiaramente di influenze Sabbathiane, mentre la seconda traccia, Negasonic Teenage Warhead strizza gli occhi allo space rock, esplorando angoli di musica fin ora lasciati nell'ombra.

Anche il quarto pezzo, All Friends and Kingdome Come, ha una sonorità maggiormente psichedelica/orientaleggiante, ma i ritmi piu pesanti ritornano nel pezzo successivo, un heavy/space eccentrico ed affascinante, un autentico mantra stoner, ben definito ed ossessivo, nella tradizione stoner.

In Blow 'em Off, Dave ci regala invece un ottima dimostrazione acustica, una cavalcata da autostrada irrinunciabile, un aspetto dello stoner rock che troppo spesso viene lasciato da parte, il suo lato piu acustico, riallacciandosi alle radici su cui poggia, dominato, anche in quest'aspetto, dall'immortale Space Cadet dei Kyuss.

Il disco procede con cambi di lento, veloce, un tira e molla ipnotico, prendendo occasionalmente qualche manovra piu ecentrica, ed andando piu vicini ai cugini grunge, ma senza mai raggiungere livelli di sperimentazione eccessivi.

Pezzi come King of Mars e Dead Christmas rimangono ancora oggi dei veri e propri classici del genere e del gruppo, mostrando una vasta vena compositiva, con episodi piu psichedelici, Theme From Masterburner, e la conclusione in grande stile con Vertigo, inquietante e visionaria, e con l'obbliga, ghost track finale.

L'unica pecca che rimane dopo l'ascolto del disco, è una sensazione di studio nei confronti dei brani, che non trasmette la stessa spontaneità di altri pilastri stoner. Forse per questo, il disco, ed il gruppo in se, risultano meno quotati ed apprezzati nell'ambito puramente stoner.



Nonostante ciò, rimane un album che non può assolutamente mancare a chi si interessa del genere, e presenta spunti e livelli artistici, che ancora non sono stati eguagliati.

lunedì 21 marzo 2011

Queen - Jazz


L'album "Jazz" del grandissimo gruppo britannico è forse uno degli album più sottovalutati nella storia del Rock. Un peccato, perchè pur non essendo uno dei migliori lavori dei Queen, è sicuramente quello che tende di più all'Hard Rock. Quando uscì (1978) venne molto accusato dalla critica di essere un album volgare, commerciale e persino "fascista". Tutte stupidaggini: i Queen semplicemente in questo album hanno giocato moltissimo sull'autoironia per sminuire tutti i "miti" del rock, creando un album discreto e piacevole.


La copertina riprende un murales visto dal gruppo sul muro di Berlino. Evidentemente i quattro furono molto colpiti da esso, tanto da ritenerlo meritevole della copertina.

Ma parliamo dei brani.

-La prima traccia, Mustapha, è un brano in tre diverse lingue, con sonorità hard rock alternate ad atmosfere orientali. Un brano molto originale, in cui Brian May suona in maniera ottimale.

-Dopo Mustapha, troviamo Fat Bottomed Girls, uno dei singoli estratti dall'album. Testo strano e se vogliamo banale (una canzone sulle ragazze col sedere grosso quanto può essere seria?), ma canzone ottima nell'insieme, una sorta di marcia rock.

-L'album continua con Jealousy, una ballata lenta, tipica dei Queen. Molto probabilmente una delle migliori ballate del gruppo.

-Arriviamo poi a Bycicle Race. Ci furono due video musicali di questa canzone, uno dei quali censurato, mentre l'altro venne comunque fortemente criticato per la presenza di donne nude che gareggiano in una gara di biciclette. E' forse a causa di questo pezzo "scandaloso" se l'album venne criticato aspramente (non solo per il video, ma anche per il testo: "Tu dici coca, io dico ina" eccetera), ma è nettamente un pezzo degno dei migliori Queen.

-Giungiamo dunque a If You Can't Beat Them, del bassista John Deacon. Pezzo spensierato ma rock al punto giusto, si fa ascoltare piuttosto piacevolmente.

-Passiamo ora a Let Me Entertrain You, una delle canzoni più trascinanti dei Queen e del panorama rock. Nei Live Freddie dava il meglio di se su questo pezzo. In assoluto un grandissimo brano che tutti dovrebbero conoscere.

-E ancora, Dead On Time, pezzo scritto da May (e si sente!). Pezzo veloce, May va a tutta birra, come anche Freddie, con un cantato rapido e frenetico. Altro pezzo stupendo.

-Ancora un pezzo di Deacon ci attende, In Only Seven Days, un brano lento e di poco spessore se comparato coi pezzi più rockeggianti dell'album. Comunque, un buon brano, che crea un bel feeling.

-Ed eccoci all'unico brano con parvenze Jazz dell'album: Dreamer's Ball. Un brano semplice, spensierato, che si discosta dai precedenti. Un brano che nell'insieme funziona e piace.

-Ma Roger Taylor aveva avvisato: nei Queen ci dovrà essere anche della disco music. Ed è con questo pezzo, Fun It, che si fa sentire. Per quanto possa sembrare, questo brano cantato da Freddie e Roger, funziona. Anche se si è dei puristi del rock, è innegabile che sia un ottimo pezzo, per quanto adatto anche alla massa di ascoltatori "commerciali". Se tutta la disco music fosse stata così...

-Continuiamo con un altro pezzo lento, Leaving Home Ain't Easy. Musicalmente non è niente di più dei pezzi soft analizzati prima, ma è probabilmente il più importante a livello di tematica: il brano parla infatti di quanto sia difficile lasciare la propria casa quando non si ha altra scelta.

-Arriviamo quindi al pezzo più famoso estratto da questo album: Don't Stop Me Now. Tipico esempio di Rock 'n' Roll melodico, dove Freddie dimostra tutta la sua bravura. Pezzo impossibile da odiare (anche se c'è da dire che l'orda di pseudo-fan dei Queen, che conoscono giusto tre pezzi, mette a dura prova i veri fan).

-E' con tristezza che devo scrivere che l'album si chiude in maniera orrenda. Vi è infatti un altro brano, No More Of That Jazz, che altro non è che un brano simil hard rock composto da Taylor, in cui vengono poi ripresi pezzi dagli altri brani dell'album. Decisamente di cattivo gusto, specie se pensiamo che l'album non era affatto scarno di brani, anzi.

Per concludere, Jazz venne subito accantonato da quasi tutti a causa delle critiche, ma analizzandolo attentamente ci possiamo accorgere che è un ottimo lavoro della band britannica, e possiamo affermare in tutta tranquillità che chiuse lo splendido periodo anni 70 dei Queen, che ritroveremo poi negli anni 80 con l'album The Game.

sabato 19 marzo 2011

Plagi?

Salve a tutti!
Sono il nuovo collaboratore del blog, Innuendo94. Come primo "articolo" vi voglio proporre alcuni dubbi che si sono insinuati in me, ascoltando alcuni brani (rock e non) e vedendo alcuni video. Ho trovato delle somiglianze piuttosto strane. E' pur sempre vero, come si dice nel Blues, che "Le note sono 7", ma possibile trovare canzoni con riff identici o quasi?
Ecco qualche esempio.

-Il primo dubbio riguarda un pezzo degli Humble Pie, "I don't need no doctor" (che in realtà è una cover di una canzone del grandissimo Ray Charles), e uno degli Airbourne, "Diamonds In The Rough". Già dai primi secondi possiamo accorgerci che le due canzoni sono molto simili (oserei dire identiche).

-Il secondo dubbio, invece, ci porta ai grandissimi Pink Floyd. Infatti, l'intro di "Let There Be More Light" assomiglia tantissimo all'inizio di "Taste In Men" dei Placebo.

-Altro dubbio: "If I could fly" di Joe Satriani e la famosissima canzone dei Coldplay "Viva la vida". Qua comunque la somiglianza è meno marcata.

-Continuiamo con un brano degli Offspring, "Pretty Fly". Questo brano probabilmente è piaciuto molto a Vasco Rossi, basta sentire il suo pezzo "Cosa Vuoi Da Me".
Offspring (dal 20esimo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=Bi5sbj3JhLk

-Adesso scoppierete a ridere molto probabilmente. Un pezzo dei famosi Alter Bridge, "Coming Home", è molto simile a "Non Ti Scordar Mai Di Me" di Giusy Ferreri.
Alter Bridge (terzo minuto) : http://www.youtube.com/watch?v=l_p6y0V7X10

-E ora, un tuffo nella musica Italiana. Chi non conosce "Hanno Ucciso l'uomo ragno" degli 883? Beh, sentite un po' "Love At First" di Joe Yellow.

-Siamo quasi alla fine dell'elenco, e tocca ai Guns n' Roses, con "Sweet Child O' Mine", e Ligabue, con "Happy Hour". Somiglianza che si sente subito.

-Per finire in bellezza, un "plagio" a CATENA! "Forever Free" degli Stratovarius sarebbe stato, infatti, ripreso più e più volte da diversi artisti! Ecco i link:
Peter Punk (dal primo minuto): http://www.youtube.com/watch?v=dI8ihBo7uBQ
As I Lay Dying (dal primo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=y1jE5mTTu64
Sum 41 (dal primo secondo): http://www.youtube.com/watch?v=e4dyIMhG4J4

A voi le conclusioni. Non accuso nessun artista, ma è innegabile che queste canzoni si somiglino un po' troppo fra loro.

Al prossimo articolo,
Innuendo94

Queens Of The Stone Age - Lullabies To Paralyze



Un gruppo anomalo quello dei QOTSA. Ma d'altronde, cosa ci si può aspettare da un leader anomalo come Josh Homme?


Il buon Joshua è stato piu volte nominato all'interno di questo sito, essendo il chitarrista e membro fondatore dei Kyuss, il gruppo leggendare della Palm Desert Scene, e piu in generale, i pionieri indiscussi dello Stoner Rock.

Josh formò i QOTSA pochi anni dopo la fine del "gruppo del deserto", nel 1997, dopo due anni di quasi inattività artistica, suonando come chitarrista ritmico per gli Screaming Trees, gruppo grunge dello stato di Washington, che però poco aveva in comune con lo straordinario genio compositivo di Homme, e che perciò portò alla sua inevitabile dipartita, ma che tutto sommato, fece conoscere al chitarrista il cantante/chitarrista/bassista Mark Lanegan, che piu avanti lo avrebbe affiancato in vari dischi dei QOTSA.

Con la formazione del gruppo, Homme iniziò subito un andamento molto jammato nella creazione dei pezzi e della band, avvalendosi spesso di collaboratori di alto calibro, e senza quasi mai mantenere una formazione standard, un po come succedeva con le Desert Sessions, ma in modo piu compattato.

Laddove le Desert Sessions sono jam stoner/alternative con richiami psichedelici e create sul momento, i dischi dei QOTSA hanno una gestazione piu raffinata e con sonorità che spaziano piu apertamente nei generi.

Con i QOTSA, Josh trovò finalmente il giusto riscontro e successo di pubblico e critica che non ebbe (almeno non abbastanza) con i Kyuss, abbandonando però, quel suono di stoner desertico che tanto ha fatto innamorare i fan da lasciarli ancora li ad aspettare un rientro di Homme nella nave madre californiana.

Lullabies To Paralyze è il quarto disco della band, uscito nel 2005 dopo la dipartita di Nick Olivieri, e vede la partecipazione di Billy Gibbons, chitarrista degli ZZ Top.

I brani presenti in questo disco spaziano nei generi piu spaziali sperimentati da Homme, e spiccano alcuni pezzi come Someone's In the Wolf, apocalittica e metallica, In My Head, pezzi spaziali e con grandi echi stoner, riproposte delle Desert Sessions, come Like A Drug, e sarebbe praticamente impossibile cercare di identificare l'album con una semplice etichetta discografica.


Un simile calderone magico non può che essere raccontato attraverso i suoi ingredienti, e assaporato con un buon contorno di mescalina. Troviamo tracce di Grunge, Heavy Metal, Alternative Rock e Stoner, senza uno piu dell'altro, e senza che l'uno possa stare senza l'altro.


Un autentica dimostrazione di grandezza della band, seppur minore rispetto al precedente Songs for The Deaf, non manca di lanciare ancora di piu i QOTSA nell'olimpo del rock moderno.


Se vi sono piaciuti i Kyuss, troverete sicuramente tanta divertimento dall'ascolto di questo disco, senza che però vi aspettiate un Blues For The Red Sun dei 2000.
Se invece non vi sono piaciuti i Kyuss, fatevi e andate a riascoltarli.